Un futuro nel segno dell'idrogeno anche per l'ILVA?? La soluzione svedese

Nel momento particolare di insediamento del nuovo Governo nel nostro paese, una dei temi di maggiore impatto su ambiente e lavoro è indubbiamente quello della riconversione ambientale, e quindi tecnologica, di uno dei più grandi poli siderurgici d'Europa come l'ILVA di Taranto, che ha accumulato ritardi abissali ed insostenibili su questi aspetti. Un fronte di grandissimo impatto, quello di inserire tutte le più avanzate tecnologie per ridurne l’impatto ambientale con l'obiettivo primario della riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti dell’industria siderurgica.

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Un contributo di grande rilevanza quello del comparto siderurgico alle emissioni di CO2, dal momento che alle sole acciaierie è attribuito circa il 5% della CO2 antropica totale.

Il processo siderurgico emette grandi quantità di CO2 sia per la grande quantità di calore necessaria alle fasi di fusione sia per trasformare l’ossido di ferro dei minerali in ferro metallico, sia per l'utilizzo di carbon coke, il quale, combinandosi ad alte temperature con l’ossigeno del minerale, produce CO2, generando ghisa (ferro addizionato di circa il 5% di carbonio), fusa e pronta per essere colata.

Si calcola che per la produzione di una tonnellata di ferro prodotto servono circa 500 kg di carbone, che a loro volta producono 1,5 tonnellate di CO2. Un dato che proiettato sulla produzione mondiale di acciaio di circa 1,5 miliardi di tonnellate all’anno, determina emissioni per il settore intorno ai 2 miliardi di tonnellate di CO2, corrispondenti a 5 volte le emissioni annuali totali del nostro paese.

Una nuova prospettiva per la siderurgia potrebbe essere quella che sta nascendo in Svezia, che vede ancora una volta l'idrogeno come elemento fondamentale per la riduzione dell'impronta di carbonio. Si tratta del nuovo processo messo a punto dalla società svedese Hybrit (link sito), frutto di un progetto lanciato circa due anni dalla joint venture fra LKAB, SSAB e Vattenfall e finalizzato alla creazione di una catena nel comparto siderurgico senza combustibili fossili. Superata la fase di test, il progetto è oggi nella fase di pre-fattibilità, con la prossima realizzazione del primo impianto pilota nella città di Luleå, nel nord della Svezia, ubicata a 250 km dai giacimenti minerari di Norrbotten.

Secondo SSAB, una delle società della jont venture, “L’industria siderurgica è uno dei settori ad alta emissione di CO2, (7% del carbonio rilasciato a livello globale). Si prevede che l’incremento demografico e l’espansione dell’urbanizzazione in espansione determineranno un aumento della domanda globale di acciaio entro il 2050. L’impronta di carbonio nel settore dell’acciaio è quindi una sfida sia per l’Europa che per il mondo”.

Obiettivo di Hybrit è la creazione della prima acciaieria a idrogeno al mondo, con la sostituzione degli altiforni per la fusione del minerale con un sistema di riduzione diretta del ferro a zero emissioni di CO2. Un grande progetto di riduzione di filiera dal momento che attualmente il carbone e il coke utilizzati per ridurre i minerali ferrosi hanno origine transoceanica, arrivando addirittura da paesi remoti come l'Australia. Il progetto di Hybrit è invece basato sull'impiego di idrogeno prodotto con l’elettricità da fonti rinnovabili, con le emissioni di acciaieria che si ridurrebbero a semplice vapor acqueo.

La pianificazione del progetto svedese prevede di esercire l'impianto pilota per alcuni anni, fino al 2024. L’impianto pilota dovrebbe avere una capacità di riduzione del ferro di circa 1-2 tonnellate all’ora e sarà impiegato prevalentemente come strumento di sperimentazione e messa a punto di processo. Dal 2025 poi, i tre partner si impegneranno a costruire un’acciaieria a idrogeno dimostrativa che funzioni come una autentica struttura industriale, operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e con una capacità di mezzo milione di tonnellate l’anno.

Si tratta di un progetto che vuole andare oltre la mera fase produttiva, come ha sottolineato Jan Moström, Presidente e CEO di LKAB, secondo il quale: La siderurgia senza fossili inizia nella miniera e attualmente stiamo lavorando intensamente su come progettare la prossima generazione di impianti a pellet e realizzare una futura miniera ‘elettrizzata’ e automatizzata”.

Sul piano dei costi il nuovo processo Hybrit, che ha conseguito anche un finanziamento da parte del governo svedese, presenta attualmente spese di produzione superiori del 20-30% rispetto ai metodi tradizionali, con il tema di progetto che sostiene che il divario di costo “si ridurrà” in una prospettiva evolutiva caratterizzata da prezzi del carbone in salita e quelli della produzione di energia rinnovabile in diminuzione.

A seguire un bellissimo video animato che ci accompagna nei principi del nuovo progetto svedese

Sauro Secci

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