L'orto diventa bioattivo con la zeolite e il paramagnetismo

Proseguiamo questo meraviglioso percorso con il Dottor Andrea Battiata, affrontando la parte meno conosciuta del metodo dell' Ortobioattivo: le proprietà dei terreni vulcanici paramagnetici e della zeolite.

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La fertilità intrinseca si regge sulla vita organica, sull’energia e sugli elementi minerali. L’agricoltura che abbiamo studiato fino agli anni Novanta dello scorso secolo sembra lontana parente di quella attuale. Grazie ai passi in avanti compiuti dalla ricerca microbiologica il paradigma chimico-fisico è stato integrato con quello biologico.

Possiamo finalmente dire che il terreno è ben più di un inerte contenitore di nutrienti. Anche nell’agricoltura convenzionale, si iniziano a sostenere pratiche per il mantenimento della sostanza organica e per il recupero dei nutrienti dal rischio dilavamento.

Le esigenze della sostenibilità stanno portando l’attenzione anche sui flussi energetici. In senso stretto, tutto ciò riguarda il mantenimento o l’incremento della dotazione di carbonio organico nei suoli. Il significato di un paradigma agricolo "energetico" potrebbe tuttavia ampliarsi a considerare anche altri fenomeni biologici.

 

La vita si regge su flussi energetici sottili, su polarità di deboli campi elettromagnetici. Un sistema di pratiche colturali è da ritenere efficace e completo solo se risponde a tutti e tre i livelli, fisico-chimico, microbiologico ed energetico.
Se accettiamo l’idea che l’evoluzione dell’agricoltura è possibile solo con lo sviluppo di tutti e tre i paradigmi, in sinergia, i campi di ricerca si possono allargare enormemente, e possono aprirsi, come nell’esperienza dell’Ortobioattivo, a metodi diversi da quelli dell’agronomia tradizionale.

Vi sono varie considerazioni da fare a questo riguardo. Se intendiamo i fenomeni vitali della pianta come fenomeni elettromagnetici, allora nelle piante scorrono sia flussi di energia continua che flussi di energia alternata che la pianta ha imparato ad usare, sia per trasportare nutrienti e sostanze elaborate, sia per ricaricare le proprie cellule e trasmettere/ricevere segnali bioelettrici.

La gestione di questi flussi dipende dal fatto che la pianta sia ben nutrita e abbia costruito la sua "componentistica" in modo efficiente. Il fluire dell’energia dipende quindi anche dal suo patrimonio genetico e dall’ambiente in cui è posta a svilupparsi.

Anche nel suolo possiamo leggere i processi vitali in chiave elettromagnetica. L’humus sembra fungere da isolante fra materiali dotati di carica elettrica (la struttura dei minerali, cationi e anioni) e ciò consente, come in un condensatore, l’instaurarsi di micropotenziali elettrici sfruttati poi dai microrganismi del suolo per svilupparsi. Nel momento in cui la soluzione circolante del terreno si carica di sali solubili, come avviene dopo una concimazione con concimi solubili di sintesi (o concimi organici ricchi di nutrienti solubili), la capacità isolante dell’humus viene bypassata e i micropotenziali si annullano, e il terreno si "scarica".

Esiste infine una polarità di tipo magnetico fra suolo e pianta.

La pianta è essenzialmente diamagnetica, mentre il suolo dell’Ortobioattivo è leggermente paramagnetico. Il paramagnetismo è l’affinità magnetica che hanno alcuni minerali (fino al massimo valore nel ferromagnetismo della magnetite), ma è anche la capacità di condensare energie elettromagnetiche di origine cosmica di cui è investito il nostro pianeta.

Semplificando, alcune rocce evidenziano vortici energetici ascendenti, altre discendenti, altre ancora vortici misti. Questi comportamenti hanno un ruolo nei movimenti ascendenti e discendenti delle sostanze e delle forze che sono coinvolte nella crescita delle piante. L’ossidazione dei minerali del suolo, e quindi la perdita del paramagnetismo, è accelerata dall’uso di sali fertilizzanti acidi nel suolo.

Il paramagnetismo nei terreni è stato descritto dallo scienziato statunitense, il professor Phil Callahan. Callahan ha osservato che la fertilità e la capacità produttiva nei suoli di derivazione vulcanica era direttamente correlata alla loro qualità paramagnetica. Ecco come funziona. I terreni vulcanici e le zeoliti agiscono come antenne riceventi per attrarre e conservare una energia atmosferica chiamata "onde radio ad alta frequenza" (ELF). Questa energia è stata originariamente attivata da fulmini, e da altri fenomeni naturali, in cui l’energia esplosiva è stata convertita in una forma di energia più sottile e stabile in atmosfera.
Terreni di origine vulcanica sono più attivi nell’attirare e conservare questa energia e possono convertirla in particelle di luce minuscole chiamate biofotoni. Da tempo si sa che i recettori della luce presenti su steli, foglie e fiori hanno una azione regolatrice per la crescita delle piante.

Si è adesso scoperto che lo stelo delle piante agisce come un cavo in fibra ottica, conducendo verso il basso l’energia luminosa, verso i cosiddetti recettori fitocromi delle radici, i quali innescano la produzione di una proteina, chiamata HY5, responsabile dei processi di crescita della radice stessa. Il rilascio di queste particelle di luce, misurabili nel terreno, fornisce in modo efficace luce per le radici delle piante e l’esercito degli organismi che li circondano. Questa energia luminosa aumenta la crescita delle radici e nodulazione nei legumi, e stimola microbi benefici. La fisica quantistica, a partire dall’inizio del secolo scorso, ha rivoluzionato la nostra visione della natura, scoprendo che:

  • la materia di cui siamo fatti e che costituisce il mondo che ci circonda (atomi, molecole) interagisce con la luce mediante un continuo scambio di energia, i Quanti;
  • la luce, ovvero l’insieme delle onde elettromagnetiche provenienti dal sole e dal cosmo, è fatta di minuscole particelle prive di massa, i fotoni, la cui energia costituisce i quanti della luce stessa.

Il primo a teorizzare la presenza di biofotoni che venivano prodotti in gran misura dal mitocondri fu, nel 1922, il biologo russo Aron Gurwitsch, che concluse che dovevano appartenere alla banda di lunghezza d’onda dei raggi ultravioletti.
Gurwitsch eseguì un esperimento singolare: pose le radici di due cipolle l'una vicina all'altra riscontrando uno strano sviluppo delle punte in direzioni opposte, frapponendo invece una lastra di vetro in grado di assorbire i raggi ultravioletti questo fenomeno non si manifestava. Gurwitsch quindi ipotizzò l'esistenza di una radiazione sconosciuta emanata dalle radici delle cipolle e in grado di farle comunicare. Questa radiazione venne così battezzata radiazione mitogenetica.
Il biofisico tedesco Fritz-Albert Popp, ha partire dagli anni ’50, superando i concetti della biologia strettamente connessi con la chimica, ha scoperto che anche le nostre cellule scambiano energia sotto forma di fotoni.
Popp ha chiamato biofotoni questi fotoni senza cui la vita non sarebbe possibile: si definiscono inoltre, bioenergetici i loro effetti di interazione con gli organismi viventi.
Per avvalorare ulteriormente la sua scoperta Popp entrò in contatto con Bernhard Ruth, il quale costruì un apposito fotomoltiplicatore in grado di fotografare l'emissione luminosa delle cellule chiamata biofotoni. Grazie a questo strumento è stato possibile fotografare i biofotoni, una radiazione luminosa paragonabile alla debole luce di una candela posta a 20 Km di distanza e con uno spettro che va dal visibile sino all'ultravioletto.
Nelle immagini la "luce" degli esseri viventi appare piuttosto brillante, mentre nei rami secchi o nella frutta invecchiata le parti rovinate sono buie.
Guardando le immagini balza subito alla mente la possibilità di utilizzare i biofotoni per conoscere la freschezza dei cibi o lo stato di salute del corpo; sotto questo aspetto quando ci alimentiamo, oltre alle sostanze che ingeriamo, potremmo persino dire che tendiamo a immagazzinare l'energia del sole acquisita dalle piante
I biofotoni sono dei quanti di luce, portatori di informazioni , che regolano un circuito di comunicazione il quale organizza la crescita e la rigenerazione delle cellule mediante il controllo delle sequenze dei processi biochimici e genetici. I biofotoni, opportunamente elaborati dal nostro DNA, garantiscono la polarizzazione delle membrane cellulari: un ridotto apporto di biofotoni riduce la polarizzazione cellulare e porta alla malattia.
I biofotoni e il cibo

I biofotoni si trovano anche nei cibi, soprattutto nei vegetali freschi: purtroppo i cibi arrivano nel nostro piatto dopo numerosi processi di elaborazione (concimazione, conservazione, cottura, ecc…) e quindi depauperati della loro riserva biofotonica.
Per questo motivo i costituenti nobili dei cibi vegetali (vitamine, principi attivi) hanno una ridotta biodisponibilità: in un certo senso mangiamo cibi morti.

La buona notizia è che se si dispone di un terreno non di origine vulcanica con basso paramagnetismo (basso punteggio in fertilità), allora c’è un modo economicamente conveniente per costruire un terreno paramagnetico e aumentarne il potenziale produttivo. Possono essere usate sabbie vulcaniche (di cui l’Italia è molto ricca) e zeoliti ad un costo molto basso. Questi componenti altamente paramagnetici sono la base del terreno dell’Ortobioattivo per aumentare la fertilità.

Andrea Battiata

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