L’Italia e i siti inquinati: 12000 morti in 8 anni e troppi giovani

Quando nel nostro paese viene aggiornato lo Studio “Sentieri” (acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale Territori ed Insediamenti Esposti a Rischio di Inquinamento), documento di riferimento coordinato dell’Istituto Superiore di Sanità per seguire l’andamento della epidemiologia tra gli abitanti che vivono intorno ai SIN (Siti di Interesse Nazionale).

 

Si tratta di SIN (Siti di Interesse Nazionale) individuati a cavallo degli anni 2000 e dei maggiori SIR (Siti di Interesse Regionale), caratterizzati da alta concentrazione di inquinamento. Anche quest’anno dati davvero allarmanti quello che giungono dall’aggiornamento di SENTIERI con un incremento del rischio di mortalità del 4-5% degli abitanti coinvolti, rispetto a quelli che vivono fuori da quelle aree. Entrando nello specifico si tratta di incrementi di mortalità del +4% per gli uomini e del +5% per le donne.

Un autentico viaggio nella industrializzazione senza una effettiva coscienza ecologica, ancora lontana dall’affermarsi che caratterizzo la ricostruzione e fino alla fine del XX secolo, accompagnandoci fino ad oggi, che comprende aree come le miniere del Sulcis in Sardegna, le acciaierie dell’Ilva di Taranto, le raffinerie di Gela in Sicilia, l’area ex Caffaro di Brescia, il litorale domizio e flegreo in Campania disseminato di discariche di rifiuti tossici, la città simbolo dell’amianto Casale Monferrato, e molte altre. Un bilancio davvero pesante in termini di vite umane quello tracciato dall’aggiornamento del Sentieri, con 11.992 morti, dei quali 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio.

Come ha spiegato il  responsabile scientifico del progetto “Sentieri” e grande esperto epidemiologo Pietro Comba (vedi post IppocampoBonifiche Siti di Interesse Nazionale: nasce una rete dei Comuni per la bonifica dei SIN”) durante la presentazione dei risultati nel workshop “Un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati”, ospitato dal Ministero della Salute: Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale. Sui 45 siti sui quali si è focalizzata l’analisi realizzata dal 2006 al 2013 che impattano su un totale di circa 6 milioni di abitanti, residenti in 319 comuni sono stati considerati nove diversi tipi di esposizione ambientale come: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Una finalità quella dello Studio Sentieri di individuare le aree e gli agenti inquinanti di maggiore critici per guidare opportunamente gli interventi di risanamento ambientale più urgenti da intraprendere per la tutela della salute dei cittadini.

Un ulteriore aspetto di allarme nei dati dell’aggiornamento di Sentieri, è quello legato all’incremento di tumori maligni di ben il 9% nella fascia di età tra 0 e 24 anni. Proprio nella suddetta fascia di età, rispetto a persone non a rischio, è stato riscontrato un aumento del 62% per i sarcomi dei tessuti molli66% per le leucemie mieloidi acute50% per i linfomi Non-Hodgkin. Dati, questi ultimi che riguardano solo 28 del totale dei 45 siti oggetto dello studio Sentieri, corrispondenti solo a quelli quelli dove è presente il registro tumori. Su questo ulteriore allarmante dato il commento fatto all’ANSA di Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati, secondo il quale L’eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo.

 Sauro Secci

 

 

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