Kashagan, Astana minaccia stop più lungo

Il ministro kazako dell’Ambiente, Nurlan Iskakov, ha annunciato ieri che il governo potrebbe prolungare la sospensione dei lavori al Kashagan se il consorzio guidato di Eni non “migliorerà il proprio risultato”. A fine agosto il Kazakhstan ha disposto lo stop di ogni attività per presunte violazioni ambientali (v. Staffetta 27/8) - provvedimento a cui si sono poi aggiunti contestazioni in campo doganale e delle misure di sicurezza - con l’effetto di mettere sotto pressione il consorzio, criticato da Astana per il lievitare di tempi e costi nello sviluppo del maxi-giacimento. “Esamineremo la questione per tre mesi. In tre mesi dovranno migliorare i loro risultati”, ha detto Iskakov all’agenzie Reuters. Alla domanda se il Kazakhstan potrebbe prorogare la sospensione se il miglioramento non dovesse arrivare, Iskakov ha risposto di sì. Nei giorni scorsi, fonti vicine alla trattativa parlavano di una proposta del consorzio a guida Eni in arrivo entro il 5 settembre (v. Staffetta 28/8). Intanto il viceministro delle Finanze kazako, Daulet Ergozhin, ha detto al Wall Street Journal che il governo si aspetta dal consorzio compensazioni per i danni economici dell’ordine “di decine di miliardi di dollari” dovuti ai ritardi e all’aumento dei costi. Ergozhin ha specificato che l’obiettivo di Astana non è ottenere semplici compensazioni finanziarie ma “vedere cambiamenti nella struttura dell’accordo che garantiscano uno sviluppo più agevole del progetto nel futuro”. Senza dare ulteriori dettagli sulle richieste del governo, ha aggiunto infine che la questione del potenziale sostituzione di Eni alla guida del progetto resta all’ordine del giorno, perché l’esecutivo “non è pienamente soddisfatto” della conduzione attuale.

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