Il 6 e il 7 Ottobre: Umbria a tutto Bio per il diritto dei popoli alla sovranità alimentare

Tema centrale di quest’anno sarà la Consultazione Nazionale popolare sulla questione dell’agroalimentare, del cibo e della sua genuinità, fondati sulla biodiversità e liberi da OGM.

L’iniziativa per un Referendum contro gli ogm nasce dalla necessità di interpellare la collettività nazionale su una normativa (Direttiva 2001/18/CE) che la Comunità Europea sta per approvare e che permetterà di inserire gli OGM non solo negli alimenti convenzionali ma anche in quelli biologici.

Per questo nelle iniziative in programma per questa edizione di Biodomenica i cittadini saranno invitati ad esprimere il proprio voto per decidere personalmente quali alimenti portare sulla propria tavola Uno degli appuntamenti sarà a Perugia il 6 e 7 ottobre in Piazza Italia e Largo della Libertà (dalle ore 9,30 alle 19,30) a “Vai con Bio”, il mercato annuale di prodotti biologici e naturali, a cavallo tra alimentazione, abbigliamento, arte e accessori di varia utilità, organizzato da BioUmbria Art.

In contemporanea il 7 ottobre, Aiab Umbria sarà presente alla Marcia della Pace Perugia - Assisi, con diverse postazioni lungo il percorso e banchetti informativi per il diritto di tutti i popoli alla sovranità alimentare. “Ad oggi – ha sostenuto Vincenzo Vizioli, Presidente Aiab Umbria - nessuno è in grado di dirci che gli Ogm fanno male alla salute ma nessuno è in grado di garantirci il contrario. Noi chiediamo che non si inneschi quel processo di contaminazione per poi trovarci davanti a un punto di non ritorno nel renderci conto che gli Ogm recano seri danni all’agricoltura, alla salute e fanno davvero male alla democrazia. Nel mondo esistono 250.000 piante, 30.000 sono giudicate commestibili, gli uomini ne hanno utilizzate 7.000, oggi se ne coltivano 120, e 3 sole specie – riso, mais e grano – soddisfano il fabbisogno alimentare del 51% della popolazione. Attraverso il brevetto di queste tre piante si controllerà la sovranità alimentare del mondo. È evidente che l’obiettivo delle multinazionali non è di conquistare 3000 ettari di soia ma quello di imporre un modello di sviluppo da cui non si esce più. Noi proponiamo un modello di sviluppo che si basa sulla sovranità alimentare, sul rispetto delle risorse, delle tipicità delle culture di ogni popolo e sulla valorizzazione del territorio.

 

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