Pale eoliche contro paesaggio: l’Europa fa chiarezza

parco eolicoGoGreen, 15/04/11 - Pale eoliche contro paesaggio: l’Europa fa chiarezza

La recente intenzione di realizzare un parco eolico in Puglia ha rianimato lo scontro tra chi vuole proteggere il paesaggio e chi il futuro energetico dell’Italia: sicuri che si debba proprio scegliere?

La vicenda inizia quando la società Eolica Altamura acquista i diritti per realizzare un parco eolico sui terreni dell’Azienda agro-zootecnica Franchini.

Tutto nella norma, peccato l’area fosse compresa nel parco nazionale dell’Alta Murgia, classificata come Sic, sito di importanza comunitaria e Zps, zona di protezione speciale (costituenti la rete di protezione europea “Natura 2000”). Questo è stato il motivo principale per cui la regione Puglia ha negato il nulla osta, bloccando i lavori di costruzione.

A questo punto Eolica Altamura e l’azienda Franchini decidono di ricorrere al Tar, chiedendo l’annullamento del regolamento secondo il quale le zone scelte non sarebbero adatte a interventi di questo genere.

Il Tar, a sua volta, sollecita l’intervento dei giudici europei: è in questo momento che entra in gioco la Corte di Giustizia europea, il cui parere si mostra decisivo nel risolvere la questione.

Secondo Jan Makaz, avvocato Ue, è legittimo il comportamento della Regione Puglia: «considerati gli effetti negativi che potrebbero prodursi all'interno dei siti “Natura 2000” in seguito alla realizzazione e al funzionamento dei parchi eolici, il divieto non è discriminatorio ed è conforme agli obiettivi della politica energetica dell'Unione».

E se l’Italia fosse un paese di buon senso, non ci sarebbe bisogno di altre parole: puntare sulle rinnovabili può andare di pari passo alla valorizzazione del paesaggio e delle risorse naturali.

La chiave sta nella giusta misura, evitando speculazioni e guadagni facili, tornando piuttosto al punto di partenza: la gente accetta le industrie, perché vuole i beni di consumo, accetta il petrolio, perché vuole muoversi, accetta i tralicci dell’alta tensione, perché vuole avere elettricità, anche se va sul Monte Bianco. Ora, le pale eoliche magari non sono proprio invisibili, ma producono energia pulita: perché non evolversi e abituarsi a nuove strutture, che potranno sostituire con il tempo quelle vecchie, regalando la stessa energia, ma ad un prezzo minore in termini di inquinamento e dipendenza da conflitti geopolitici?

Concludiamo con due brevi riflessioni. Secondo l’architetto Alessio Battistella, per evitare fenomeni di svalutazione del paesaggio, «dovrebbe esserci una strategia complessiva, un’idea forte di pianificazione e gestione del territorio che qui da noi manca. Si tratta – aggiunge - di definire regole condivise (anche dalle comunità locali) che non lascino spazio, come ora spesso succede sull’onda di esigenze contingenti, a quella insana indeterminatezza che poi permette di fare anche quello che non si può fare».

Altro nodo da sciogliere, la diffidenza della gente, descritta dall’architetto Mario Cucinella in una recente intervista a Repubblica, in cui sottolineava come le persone esclamassero “che brutto” di fronte alle pale eoliche, senza dire nulla di fronte ai tralicci dell’Enel, o agli elettrodotti, solo perché ormai non li vedono più, li hanno messi nella lora “estetica del paesaggio”.

Marta Mainini

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