Rinnovabili "scontate"

Proseguiamo la riproposizione di articoli apparsi su Ecofuturo Magazine, la rivista bimestrale online delle innovazioni di Ecofuturo, con una approfondita riflessione di Alessandro Giubilo, Presidente di Assieme, l'associazione italiana del minieolico e AD di FlexyEnergy.

 

I luoghi comuni sulle rinnovabili rischiano di diventare una barriera alla necessaria decarbonizzazione. 

Da ragazzo amavo i motori tutto rumore (e poca potenza), a 13 anni già truccavo i motorini, a 16 sono passato alle moto e a 18 anni le macchine erano il mio pane. Correvo sui Kart e in età più avanzata sugli offshore.

Con questa premessa pur amando da sempre elettronica e tecnologia mai avrei immaginato di ritrovarmi ad utilizzare solo mezzi elettrici nella mia vita. Tutto nasce dalla mia passione e dal mio lavoro nelle energie rinnovabili, tanti anni passati a cercare di disegnare un mondo diverso, poi l’idea di costruire anche piccoli mezzi elettrici.

Ancora la tecnologia non era matura ma il primo monopattino negli anni 90 era già in funzione, poi le prime biciclette elettriche e finalmente nei primi anni del 2000 un maxiscooter quando il Litio ancora non esisteva.

Oggi con macchine e scooter elettrici ormai di vecchia data posso considerarmi un precursore oltre che un appassionato, tutti rigorosamente caricati da energia autoprodotta. 


I luoghi comuni sulle rinnovabili

Citarne solo alcuni sarebbe riduttivo, ma le rinnovabili e il mondo della mobilità elettrica sono circondati da diversi luoghi comuni, a volte anche bizzarri, ma che si tramandano di persona in persona come fossero verità assolute, anche se a volte basterebbe pensarci un attimo per capire quanto possano essere assurdi.

Molte di queste credenze probabilmente sono state introdotte anche da persone/società che maliziosamente cercano di rallentare un cambiamento ormai irreversibile e voluto da tutti, soprattutto dai più giovani. Oggi ne citiamo alcuni che in questo periodo sono molto ricorrenti e in futuro magari affronteremo quelli più tradizionali.

Fine vita dei pannelli

Questa fra tutte è quella che mi fa più spesso sorridere. Come distributore di pannelli fotovoltaici ho ben chiaro il fine vita di questi prodotti, chiaramente stabilito fin dalla vendita, ma la cosa più importante è capire quando sarà realmente il fine vita. A meno di non avere difetti di costruzione oppure di aver subito un danno, è probabile che quel pannello che avete sul tetto passerà una generazione sulla vostra casa o azienda e diventerà parte integrante della costruzione su cui è stato montato. Chi realmente smonterà e smaltirà quel pannello da voi acquistato che magari dopo 50 anni ancora sarà in grado di produrre qualcosa? Cominciate a istruire i vostri figli spiegando loro che in un’epoca remota per quel pannello voi avete pagato una tassa di smaltimento che ne garantiva il corretto riciclo e il recupero delle importanti materie prime di cui è composto -in particolare silicio, alluminio e vetro- e che probabilmente se le cose non dovessero andare come
oggi previsto, dovranno farsene carico loro quando decideranno di smontarlo.

 

Pale eoliche e uccelli

Questo mito gira dagli anni 70 indisturbato ma numerosi studi anche recentissimi hanno rivalutato le turbine indicando chiaramente che il numero di uccelli morti è ben al di sotto di quello provocato da altri ostacoli fissi normalmente presenti nel territorio come pali della luce, linee elettriche, palazzi etc. Anzi in certi territori ha addirittura favorito la rinascita di specie più deboli protette dai rapaci spaventati da questi giganteschi spaventapasseri.

Ovviamente un corretto inserimento nel territorio è fondamentale cercando sempre di evitare rotte migratorie e zone di passaggio ma questo è diventato la normalità grazie ai numerosi protocolli d’intesa firmati dalle associazioni competenti nei diversi settori.

 

Rumore e paesaggio eolici

Le pale eoliche sono rumorose e deturpano il paesaggio? Ma è veramente così? Il paesaggio come lo conosciamo è spesso violentato da ben altre cose che spesso provocano anche malattie, pensiamo alle ciminiere delle centrali elettriche o ad aziende che hanno processi termici etc.

Una centrale eolica in genere viene progettata molto tempo prima della realizzazione ed inserita nell’ambiente circostante anche con opere ausiliarie al servizio della comunità. Occupa una superficie a terra trascurabile e permette intorno sia l’agricoltura sia la pastorizia. Non è mai stato dimostrato che i rumori generati da una turbina eolica possano creare un reale disturbo e anch’essi sono sempre oggetto di studio nell’ambiente circostante per evitare qualsiasi problema, inoltre la tecnologia si evolve in continuazione nel tentativo di migliorare i profili alari e ridurre i rumori meccanici da rotazione.

 

Le batterie per le auto elettriche inquinano e non sono sostenibili

Anche questa fa parte delle dicerie ormai consolidate dagli oppositori delle auto elettriche. Indubbiamente produrre batterie ha un impatto ambientale importante
(anche se nemmeno lontanamente paragonabile all’estrazione e raffinazione del petrolio) ma essendo una tecnologia già matura ha anche attivato una filiera di riutilizzo e poi di successivo riciclo. 

Il riutilizzo sarà molto utilizzato soprattutto sui pacchi batterie delle auto che hanno una capacità importante e sono già tutti destinati ad accumuli stazionari per i gestori delle reti elettriche, cosa che non succede con i milioni di batterie dei cellulari, tablet computer etc., che attualmente sono solo riciclate per estrarne materie prime soprattutto in Cina dove la filiera è già molto forte.

Le batterie delle auto quindi in futuro forniranno un contributo importante alla stabilità della rete elettrica. All’interno di questo filone anche il problema del Cobalto è in via di soluzione. Minerale nobile e costoso, estratto da poche miniere in alcune parti del mondo ma soprattutto il Congo, con tecniche a volte disumane e anche utilizzando bambini.

Le nuove batterie progredendo ridurranno fino ad eliminare questo raro minerale. Le batterie al Litio più performanti sono le NMC mix di tre metalli Nickel, Manganese e appunto Cobalto. Nelle prime batterie dette 111 questi minerali erano al 33% circa ciascuno ma in pochi anni si è passati alle 622 60% Nickel, 20% Manganese, 20% Cobalto attualmente utilizzate ma oggi già arrivano le prime macchine con le nuovissime 811 (80%,10%,10%) e sono state annunciate le 955 (90%,5%,5%). A breve quindi il Cobalto verrà sostituito integralmente e nuove miscele già si stanno affacciando in questo mondo in vorticosa crescita.

Alessandro Giubilo
Presidente di ASSIEME (Associazione Italiana Energia Mini Eolica) e AD di Flexienergy

 

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