Dall'ecologia una mano contro il coronavirus

L’ecologia in tutte le sue declinazioni può aiutarci a superare questa difficile crisi: un'ampia riflessione dei cofondatori di Ecofuturo, Fabio Roggiolani, Jacopo Fo e Michele Dotti e di Sergio Ferraris sul dopo covid19, apparsa sul numero 3 di Ecofuturo Magazine, la rivista bimestrale online delle innovazioni di Ecofuturo.

Non intendiamo qui ripe­tere le indicazioni che in questi giorni tutti i media stanno dando per preve­nire il coronavirus, ma piuttosto offrire alcuni spunti di riflessione su come l’e­cologia possa venirci incontro per tra­sformare questo periodo di fermo for­zato - che porterà con sé tanti problemi per tutti- in un’occasione per cambiare alcuni aspetti della nostra vita, in modo da poter gestire e ammortizzare quegli stessi problemi. E trasformarne alcuni in vere e proprie opportunità.

 

Salute al primo posto

L’inquinamento delle pianure e delle città è dovuto al traffico, alle attività economiche inquinanti e ai riscalda­menti. Il confronto con le foto dal sa­tellite dopo i provvedimenti di blocco dimostrano che è possibile vivere non inquinati. E qualcosa con questa crisi sta cambiando. Il position paper della Società Italiana di Medicina ambientale inizia ad affrontare quanto sostenuto da anni dal nostro coordinatore scien­tifico Professor  Giuliano Gabbani ovvero che le poveri sottili fanno da carrier (trasporto) degli inquinanti, di batteri, muffe e probabilmente anche virus.

Le aree commerciali in cui concentria­mo tutti, come locali pubblici, ospe­dali o sale attesa degli studi medici sono luoghi di diffusione e amplifica­zione dei virus influenzali che causa­no 8.000 morti anticipate ogni anno. Ma oggi esistono tecnologie – ne ave­vamo presentate molte con la nostra campagna “Spolveriamoci”- in grado non solo di salvarci la vita, ma anche di tenerci in salute.

Innanzi tutto riconvertire il traffico, puntando sul car sharing elettrico, sui veicoli e sulle auto elettriche e sulla riconversione a dual fuel col metano di tutto il circolante, a metano/bio­metano o ibrido plug in (ricaricabile a spina). Per riscaldamento e raffresca­mento puntare su pompe di calore ge­otermiche o con sonde e impianti pun­tuali oppure reti di teleriscaldamento freddo, fotovoltaico con gli accumuli, cogenerazione ad alta efficienza con metano/biometano/idrogeno e anche sulla sostituzione delle stufe a pellet e legna con quelle a 4 stelle. Per le attività produttive è possibile puntare in ma­niera massiccia sull’efficienza energe­tica e sull’autoproduzione dell’energia da rinnovabili.

Ripulire gli ambienti da CO2 e polveri

Le classi scolastiche o gli uffici pur non essendo “inquinati” costringono a sof­focare di CO2 e a scambiarsi influen­ze o raffreddori solo perché non sono stati installati sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata che scambiano l’aria in continuazione e la ionizzano rendendo la vita migliore per tutti. La misurazione di questi parametri è possibile con senso­ri complessi ma di semplice applica­zione e lettura, oltre che dal costo contenu­to. Ogni scuola potrebbe averne uno per tenere la situazione sempre sotto controllo.

Ma se in un’aula scolastica il ri­schio è quello di assenze a raffica e preoccupazioni per genitori con per­dite economiche e di produttività, provate a pensare a uffici, call center, sale di attesa degli ospedali, o alle case di riposo per anziani.

Non proponiamo sanificazione con ozono o chimica, che dopo essere fatta richiede l’arieggiamento dei locali, ma quelle in continuo che si possono ot­tenere con difese passive oppure con tecniche come l’abbattimento elettrico ad alta tensione ottenuto da apparecchi che in Cina nella fase del corona virus sono stati installati a centinaia mentre da noi sembrano ancora scatole magi­che.

Ci sono soluzioni ecotecnologiche che richiedono la svolta dei decisori men­tre altre richiedono scelte consapevoli dei singoli cittadini.

La dimensione economica

Scelte attente da un punto di vista eco­logico possono offrirci enormi rispar­mi nelle bollette di casa. L’installazione di un impianto fotovoltaico abbinato a una pompa di calore oppure un im­pianto geotermico a bassa entalpia sono scelte in grado di ridurre i costi non solo per il riscaldamento ma anche per il raffrescamento estivo. Se le conside­riamo sull’arco di 30 anni il risparmio è paragonabile a una vincita alla lotteria.

E ci sono altre piccole scelte, molto economiche, che possono produrre importanti benefici. Pensate all’impor­tanza di aerare i locali in cui viviamo. L’ideale sarebbe avere pareti traspiran­ti, come per le case in legno o in paglia, per evitare muffe e le possibili malattie che comportano. In alternativa, spe­cie per chi ha pareti e infissi mol­to isolanti, è necessario cambiare l’aria di fre­quente, o con un piccolo impianto di circolazione forzata dell’aria oppure aprendo manualmente le finestre. Ma come farlo? C’è chi pensa: “Non apro le finestre per evitare che esca il calore”. Un’idea bislacca. Quanto risparmiato in ener­gia lo spenderemmo raddoppiato in farmaci. Molti però sbagliano nella modalità di areazione, lasciando tutto il tempo una finestra leggermente aper­ta. È meglio invece, dal punto di vista del risparmio energetico, aprire tutte le finestre e le porte per 5-10 minuti e poi richiuderle.

Altre scelte interessanti possono es­sere l’introduzione di valvole termo­statiche, che possono portare a un risparmio fino a 350 euro/anno per un appartamento di 100mq riscalda­to a gas, oppure l’uso delle lampadine a LED che durano oltre 20 volte le lampadine tradizionali e ci permet­tono un risparmio di 15 euro/anno ciascuna. Fate il conto per i corpi il­luminanti della vostra abitazione. Lo stesso discorso vale per tutti gli elet­trodomestici di casa, per i quali è sag­gio preferire senza alcuna esitazione quelli nelle classi energetiche più alte, che si ripagano col loro uso.

Altri risparmi importanti possono venire dall’uso della doccia al posto della vasca da bagno (anche di acqua non solo d’ener­gia), dallo spegnimento degli apparecchi elettronici lasciati in standby e dall’atten­zione a non esagerare col riscaldamento/ raffrescamento. Basti pensare che alzare la temperatura di 2° costa 150 euro all’anno.

Comunicazione e lavoro: nuovi strumenti

Già in tempi non sospetti con Eco­futuro abbiamo puntato sulla tra­smissione web del Festival, arrivando nell’ultima edizione a raggiungere complessivamente 300.000 persone in diretta streaming e a veicolare i conte­nuti registrati sulle varie piattaforme a 3 milioni di persone all’anno, che di­vengono 12 milioni a livello di ingressi nei due siti connessi - Ecquologia.com e Peopleforplanet.it - a un costo con­tatto molto inferiore a qualsiasi altro tipo di investimento in comunicazione perché facciamo risparmiare sui costi di carburante, logistica, trasferte. Du­rante il corona virus abbiamo prose­guito a produrre contenuti e confronti - ospitando gratuitamente, con spirito di servizio, centinaia di relatori - unendo la diret­ta Facebook con la videoconferenza della piattaforma ZOOM, cosa che intendiamo riproporre anche durante il prossimo festival per favorire un’ampia partecipazione anche da casa. Più volte abbiamo suggerito che anche i summit climatici, così come i confronti scien­tifici, potrebbero svolgersi on line gra­zie a questi moderni sistemi elettronici che permettono di recuperare anche l’espressività dei volti. E con un rispar­mio economico che permetterebbe di democratizzare la partecipazione.

Occupazione rinnovabile

Ancora non sappiamo quali saran­no i risvolti, negativi, sull’occupazio­ne del Coronavirus, ma siamo certi che l’unica ricetta che ci porterà fuo­ri dalla crisi sarà un vero Green New Deal, concreto e non fatto di soli slo­gan, come abbiamo chiesto -come Econfuturo- con lo “Sblocca cantie­ri delle rinnovabili e dell’efficienza”. Il raggiungimento degli obiettivi eu­ropei (vincolanti) per le rinnovabili al 2030 sblocca 80 miliardi di euro d’inve­stimento ai quali devono essere messi in parallelo sia politiche industriali co­erenti per tenere il più possibile la ma­nifattura sostenibile in Italia, sia inve­stimenti nella ricerca. Il traguardo del 100% di rinnovabili al 2050, secondo una ricerca dell’Università di Stanford, produrrà in Italia 650 mila posti di la­voro full time e permanenti, mentre gli addetti alla generazione fossile che perderanno il lavoro saranno 164 mila. Saldo netto 486 mila nuovi posti di la­voro. Tutto ciò si tradurrà in un guada­gno annuale, per il paese, di 45,7 miliar­di di euro, ai quali deve essere sottratto il valore delle perdite di posti di lavoro nel settore fossile che è di 11,56 miliar­di di euro. Saldo netto 34,16 miliardi di euro: 2 punti abbondanti di Pil. E tutto ciò solo per l’energia. Avremo nuovi posti di lavoro anche per tutti i settori “investiti” dalla con­versione ecologica e da un efficienta­mento serio della pubblica amministrazione.

 

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