Eventi climatici estremi killer in Europa: le previsioni a lungo termine del JRC

Proprio alcune settimane fa avevo cercato di analizzare la tendenza alla intensificazione delle anomalie termiche climatiche che questa estate ci sta facendo percepire in Italia attraverso il tempo meteorologico (vedi post “Anomalie termiche: l’innalzamento delle temperature globali si consolida nel 2017“) ed oggi ritorno sul tema attraverso un nuovo studio.

 

Secondo la preoccupante situazione tracciata dal nuovo studio “Increasing risk over time of weather-related hazards to the European population: a data-driven prognostic study” pubblicato su  The Lancet Planetary Health da Giovanni Forzieri del Joint Research Centre (Jrc), Filipe Batista e SilvaDirectorate for growth and innovation Jrc, e Luc Feyen Directorate for Space, security and migration dell’Jrc, il servizio scientifico e conoscitivo della Commissione europea, entro la fine del secolo, i disastri connessi alle condizioni atmosferiche potrebbero interessare annualmente circa due terzi della popolazione europea, con conseguenze che se non saranno adottate adeguate misure, potrebbe incrementare di 50 volte i casi di decessi rispetto a oggi. Tali decessi  potrebbero così salire dai 3.000 all’anno tra il 1981 e il 2010 a 152.000 tra il 2071 e il 2100. Lo studio aggrega informazioni sulle calamità naturali documentate con proiezioni dei rischi e demografiche fino al 2100 nei 28 paesi dell’Ue e in Svizzera, Norvegia e Islanda.

Secondo il team del Jrc “le calamità legate alle condizioni atmosferiche sono considerate quelle con gli impatti maggiori: ondate di caldo e di freddo, incendi, siccità, inondazioni fluviali e costiere e tempeste di vento. Se non contenute, le temperature crescenti e il cambiamento climatico potrebbero esporre ogni anno 350 milioni di europei agli estremi climatici. Questo sostanziale aumento del rischio di pericoli legati al clima è dovuto principalmente ad un aumento della frequenza delle ondate di caldo. Altri fattori dietro l’aumento previsto dei rischi legati al clima sono la crescita della popolazione e l’urbanizzazione”.

Sarebbero proprio le ondate di caldo, che stiamo sperimentando in questa torrida e siccitosa estate italiana, a causare ben il 99% di tutte le morti. Le inondazioni fluviali e costiere, che causavano 6  vittime l’anno all’inizio del secolo, potrebbero salire a 233 all’anno entro la fine.

La cosa ancora più inquietante dello studio è il fatto che ad essere più colpita sarebbe proprio l’Europa meridionale, con l’Italia che risulta tra i Paesi più a rischio, in particolare quella centrale e settentrionale, con un elevato numero di persone esposte soprattutto in Veneto ed Emilia Romagna.

Il team del Jrc evidenzia come “gli estremi climatici potrebbero diventare il maggior rischio ambientale per le persone della regione, causando più morti precoci da inquinamento atmosferico” portando ad esempio delle potenziali condizioni meteorologiche future le  recenti ondate di caldo, con temperature record, in Spagna, citando testualmente “dato che entro la fine del secolo eventi di questa intensità potrebbero verificarsi ogni anno”.

Lo studio del Jrc ha effettuato una serie di valutazioni sulle variazioni durante il tempo, di luogo, intensità e frequenza dei rischi legati al riscaldamento globale all’interno di uno scenario business-as-usual delle emissioni di gas serra, utilizzando modelli climatici e biofisici. Le dinamiche demografiche a lungo termine sono state invece generate attraverso una piattaforma di modellazione territoriale per rappresentare l’evoluzione dell’esposizione della popolazione umana. La vulnerabilità delle popolazioni agli estremi meteo è stata analizzata sulla base di più di 2.300 dati raccolti dal database delle catastrofi naturali avvenute tra il 1981 e il 2010 che è stato ipotizzato come statico, collocato cioè all’interno di uno scenario di non adattamento.

I ricercatori del Jrc concludono infine che “Questo studio contribuisce al dibattito in corso sul bisogno di fermare i cambiamenti climatici e di adattarsi alle sue inevitabili conseguenze, come sottolineato dall’accordo di Parigi approvato dall’United Nations framework convention on climate change. I risultati evidenziano il costo previsto del cambiamento climatico sulle società in diverse regioni d’Europa”.

A smussare un po’ i tratti per certi versi inquietanti dello studio, la tendenza alla sovrastima degli stessi, dal momento che lo scenario dei ricercatori Jrc prevede un livello di emissioni di gas serra a fine del secolo con un riscaldamento globale superiore di 3 gradi centigradi rispetto ai livelli del 1990, una pessimistica previsione, ben al di sopra degli obiettivi fissati nella COP21 di Parigi.

Al riguardo anche la precisazione di Giovanni Forzieri, ricercatore italiano del JRC, il quale, intervistato da BBC News, sostiene che “Il cambiamento climatico è una delle più grandi minacce globali per la salute umana del XXI secolo, e il suo pericolo per la società sarà sempre più collegato ai rischi legati alle intemperie. A meno che il riscaldamento globale non venga urgentemente contenuto e che siano adottate misure adeguate, entro la fine del secolo circa 350 milioni di europei potrebbero essere esposti annualmente ad stremi climatici dannosi”.

Un altro studio che aldilà degli allarmismi che se ne potrebbe estrapolare, richiama forti le priorità di intervento su di un tema che ha fatto registrare fino ad oggi, davvero troppe incertezze.

Sauro Secci

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