Smog ed inquinamento atmosferico: anche l’Europa ha la sua Cina

Come ogni inverno, e quest’anno non si è presentato certamente in tono minore da questo punto di vista, l’inquinamento atmosferico, con particolare riferimento ai nuclei urbani, acuisce pesantemente la sua morsa, raggiungendo ogni anno concentrazioni sempre più allarmanti ed intollerabili per la salute umana e degli ecosistemi.

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La nazione simbolo della crescente pressione antropica dovuta alla non più tollerabile livello di “carbonizzazione” dei sistemi è oramai nel nostro immaginario collettivo, l’immensa Cina, con livelli di concentrazione di inquinanti, con particolare riferimento alle polveri sottili, di diversi ordini di grandezza superiori ai limiti di tollerabilità, che hanno portato addirittura alla “chiusura” di intere città come quella di Harbin negli scorsi inverni (vedi post blog Ippocampo “Chiuso per inquinamento: accade in una città cinese“). In un tale contesto pur con numeri diversi, l’Europa registra a sua volta notevoli criticità ed ha prospettare una piccola Cina anche nella UE dei 28 paesi è proprio l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che indica nella Polonia la "capitale continentale" dello smog, dal momento che sono polacche ben 33 delle 50 città europee maggiormente assediate da elevati livelli di inquinamento atmosferico. Nella immagine seguente uno specifico riferimento alle poveri ultrafini PM2,5.

Una situazione molto grave proprio nel paese europeo simbolo della estrazione del più inquinate e vetusto dei combustibili fossili come il carbone. Una situazione, quella della contaminazione dell'aria in Polonia, particolarmente grave nel Sud del paese, proprio a causa dal forte utilizzo diffuso del più “nero” dei combustibili fossili ed a fronte della mancanza di politiche "green" da parte del governo polacco.

Proprio in questi ultimi giorni, i livelli degli inquinanti hanno oltrepassato quelli di Pechino e delle metropoli cinesi e di oltre 20 volte i limiti fissati dall'Ue, nell'area metropolitana di Cracovia nella Slesia, dove sono collocati un gran numero di distretti di estrazione del carbone, ed esattamente in un sobborgo di Cracovia come Skala. Una situazione molto grave quella polacca, con il paese che sta anche violando la direttiva "Clean Air for Europe" in ben 46 aree sottoposte a monitoraggio. Come afferma la Commissione Europea "le misure legislative e amministrative assunte per limitare le inadempienze si sono dimostrate insufficienti" e per questo sulla Polonia pende pertanto una procedura di infrazione da 900 milioni di euro. Al tale proposito riportiamo la mappa di una stima dell'inquinamento atmosferico al 2030 nell'area europea, che evidenzia l'estrema gravità della situazione del sud della Polonia, elaborata nell'ambito di uno studio commissionato dal Whashington Post.

Il Ministero dell'Ambiente polacco riconoscendo la grave problematica, afferma che la situazione sta migliorando gradualmente grazie all’efficientamento dei sistemi di riscaldamento e ad altre interventi di efficientamento energetico degli edifici, dove lo stesso carbone viene ancora utilizzato in caldaie di vecchia generazione. Un quadro non certo rassicurante quello polacco, con il governo conservatore guidato da “Legge e Giustizia” ha recentemente ottenuto di recente il via libera della stessa Ue ad un piano finanziario a sostegno all'industria del carbone, in costante perdita e con il presidente polacco Andrzej Duda, che ha dichiarato che il carbone continuerà a essere la "spina dorsale" del settore energetico del paese.
Un quadro davvero sconsolante in un paese dove sono stati tentati approcci di ben altro tipo come quello della comunità energetica di Kisielice, con l’obiettivo di arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili e che sembra al momento davvero un fiore nel deserto (vedi post Ippocampo “Comunità 100% rinnovabili: nel Paese del carbone il caso polacco di Kisielice“)

Sauro Secci

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