Intervista a Massimo Scalia - Rinnovabili, rischio-blocco per 40 miliardi di commesse

rinnovabiliLiberazione, 05/03/2011. «Contro le fonti rinnovabili un capitalismo reazionario». Intervista al fisico Massimo Scalia, fondatore del movimento ambientalista italiano

Massimo Scalia, fisico, tra i fondatori del movimento ambientalista italiano e già esponente dei Verdi non usa mezzi termini nel definire le misure che il governo ha preso nei confronti delle fonti rinnovabili: «Tutti gli ambientalisti e non solo, penso finalmente anche ad un settore produttivo che comincia ad avere la sua importanza perché dà lavoro a 50.000 persone, danno un giudizio pesantemente negativo delle decisioni che l'esecutivo ha preso riguardo le energie alternative. E' come se avessimo affidato il bambino al pediatra Erode».

Qual è l'aspetto più grave di questa vicenda?

Tra i tanti pasticci che hanno fatto la cosa che grida vendetta al cospetto di dio è che invece di continuare con gli incentivi fino al 2013 - tenendo conto tuttavia che moltissime realtà riguardanti le fonti rinnovabili sono già competitive e non hanno dunque più bisogno di aiuti - li hanno bloccati decidendo sostanzialmente di accoppare queste realtà. Un vero e proprio assassinio commesso dal governo. Possiamo dire che questo è il volto peggiore di Berlusconi, dei vecchi insomma che ammazzano il futuro.

Tutto questo si inserisce nel tentativo di rilanciare il nucleare, non crede?

Non è solo un'opinione. E' un fatto che l'Enel stia vendendo il reparto che riguarda le energie rinnovabili per fare cassa e lanciarsi in questa scriteriata campagna verso il nucleare. Con il governo che gli fa da apripista e gli dà man forte contro le soluzioni alternative. Tutti ricordiamo la battaglia che c'è stata perché il governo non togliesse le detrazioni del 55% per gli interventi di risparmio e di riqualificazione energetica degli edifici. Altro che "piano casa" di Berlusconi, che poi ha avuto un esito nullo. Per farsi un'idea, le domande nella Lombardia sono state 189 per il "piano casa", mentre per accedere al 55% nella stessa regione sono state 170.000 nello stesso periodo. Ma tornando al "conto energia" e al solare fotovoltaico, il governo chiude a maggio di quest'anno con gli incentivi (il "tetto" a 8000 Megawatt), mentre siamo ben lontani dalla Germania, che da qui a 10 anni, non fra 50, si propone di arrivare a 52 Gigawatts, o 52.000 Megawatts se preferiamo. E in questo campo i numeri contano perché ti danno la dimensione di uno scenario industriale, produttivo e socio-economico. Questi 52 GW di fotovoltaico consentiranno alla Germania di coprire il 40% dei suoi consumi elettrici con le rinnovabili, altro che nucleare! Insomma stiamo su cifre che rendono credibile il famoso rapporto Mc Kinsey, che prevede la possibilità di arrivare nel 2050 al 100% di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili.

Ma non c'è solo l'energia elettrica. Se parliamo di fonti rinnovabili dobbiamo considerare tutto lo spettro delle applicazioni e degli impieghi, dagli usi termici per le abitazioni, per i grandi centri di servizio (scuola, ospedali, centri commerciali), per la produzione di calore nei processi industriali fino alla trazione su gomma (il 90% dei trasporti nel nostro Paese). Quindi dare le bastonate che dà il governo su risparmio e fonti rinnovabili significa togliere i presupposti per il futuro.

Legambiente sostiene che queste misure stravolgono anche le direttive europee...

Certamente, visto che l'Unione Europea quattro anni fa ha stabilito l'obiettivo, vincolante, del 20% di consumi finali d'energia da coprire con le fonti rinnovabili. Chi non li raggiunge insomma paga pegno. E non lo paga Berlusconi ma noi. E ci hanno fatto anche uno sconto perché a suo tempo il nostro presidente del consiglio si era reinventato come capo del Patto di Varsavia, aveva remato contro queste disposizioni europee capitanando appunto tutti i paesi dell'Est europeo appena approdati nella Ue. In virtù di questo vergognoso comportamento di governo l'Italia ha ottenuto il 17%. Voglio altresì sottolineare che quando si parla di 20% di fonti rinnovabili al 2020, si dice che devono coprire il 20% dei consumi finali di tutta l'energia. Spesso i giornalisti tendono a confondere energia con energia elettrica, ma quest'ultima in termini di consumi finali è poco più di un quinto del totale. Ma i restanti 4/5 della torta non sono, appunto, energia elettrica. Se riuscissimo a far capire questo a tutti gli italiani sarebbe un bel passo avanti. Insomma nel 2020 si deve coprire con le fonti rinnovabili il 20%, il 17 per l'Italia, di tutti i consumi energetici italiani, non solo quelli elettrici.

Davanti all'urgenza posta dai cambiamenti climatici in atto la Ue prima, ma ormai tutto il mondo, si pone l'obiettivo di ridurre entro dieci anni di quasi il 40% la dipendenza dai combustibili fossili, responsabili della grave crisi ambientale che ci minaccia. Sarebbe una vera e propria rivoluzione energetica, se consideriamo che il mondo dipende da quelle fonti nella misura dell'80%. Questa è la prospettiva, ma al governo abbiamo degli irresponsabili che pensano a fare affari e guardano sempre indietro. Non sarà il sole del socialismo quello al quale andiamo incontro realizzando quegli obiettivi, ma qui in Italia chi detta le regole è la parte più reazionaria e retrograda del capitalismo.

Vittorio Bonanni

La Repubblica, 05/03/2011. Rinnovabili, rischio-blocco per 40 miliardi di commesse. E le banche cominciano a chiudere il credito

Le banche chiudono il credito. Quaranta miliardi di commesse si bloccano. Diecimila lavoratori rischiano la cassa integrazione.

E` il risultato delle scelte governative che di fatto hanno paralizzato il settore delle energie rinnovabili per il cui rilancio l`Italia si era impegnata in sede europea. Sono bastate 24 ore per misurare la precarietà della mediazione strappata in Consiglio dei ministri dal responsabile dell`Ambiente Stefania Prestigiacomo, incalzata dal pressing del dicastero dello Sviluppo Economico che aveva alimentato la voce di un tetto capestro per il fotovoltaico. Alla fine il limite di 8 mila megawatt al 2020 per il solare (seivolte e mezza più basso dell`obiettivo tedesco) è saltato, ma in cambio è stata smantellata la programmazione del sistema degli incentivi rendendo il settore inaffidabile dal punto di vista del credito. E per l`eolico le misure di sostegno sono state decurtate del 22 per cento.

«L`approvazione del decreto legislativo sulle energie rinnovabili ci lascia perplessi e molto preoccupati», ha commentato Maurizio Flammini, presidente di Pmiltalia, l`associazione delle piccole e medie imprese italiane.

«Il mondo bancario è preoccupato. Le banche si sono fermate e stanno facendo una forte riflessione», ha aggiunto Pio Forte, del centro di Unicredit specializzato in finanziamento alle rinnovabili.

Un quadro che ha spinto le aziende a una rapida risposta. Aldo Meneghelli, amministratore delegato di Sharp Italia, ha parlato di «una doccia fredda» che mette in discussione l`accordo tra STMicroelectroncis, Enel e Sharp per un grande impianto di produzione di pannelli fotovoltaici a Catania.

Le associazioni del settore (Aper, Assosolare, Asso Energie Future, Gifi) stanno studiando azioni legali presso le istituzioni europee e lanciano un appello al presidente della Repubblica perché non firmi un decreto »incostituzionale perché viola uno dei principi cardine del nostro ordinamento che è la certezza del diritto» e perché è un «atto arbitrario del governo senza l'intesa con le Regioni che si sono pronunciate su un testo sostanzialmente diverso da quello approvato dal Consiglio dei ministri». Secondo le valutazioni di Valerio Natalizia, presidente di Gifi, «il decreto determina sin da subito effetti pesantemente negativi quali il ricorso immediato alla cassa integrazione straordinaria, stimabile in 10 mila persone, e il blocco degli investimenti per i prossimi mesi di oltre 40 miliardi di euro».

Intanto, mentre il ministro dello Sviluppo Economico cerca di correre ai ripari annunciando un incontro con le banche per evitare la paralisi del settore, la questione assume una sempre più evidente connotazione politica: alle accuse dell`opposizione si sommano quelle dei gruppi parlamentari più attenti alle esigenze del Meridione.

Forza del Sud, il movimento che all'interno del Pdl fa capo a Gianfranco Miccichè, ha definito incostituzionale il decreto e ha annunciato: «Ci faremo promotori di forti iniziative a salvaguardia dei 150 mila addetti al settore delle rinnovabili».

Luciano Sardelli, capogruppo di Iniziativa Responsabile, ha proposto un incontro su questi temi di tutti i parlamentari del Sud chiedendo «l'immediato azzeramento del vertice del Gestore dei servizi elettrici» colpevole di «improvvide e inesatte previsioni».

Antonio Cianciullo

 

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