Generazione distribuita ed accumuli energetici: isole minori “cantieri di studio” ideali

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Assolutamente esterrefatto dall’oggetto dell’ennesimo episodio di corruzione nel nostro paese, senza ovviamente entrare nei dettagli, riferito alla metanizzazione di una delle nostre tante perle di “isole minori”, come Ischia, un isola che dispone di grandi potenziali energetici, rinnovabili, geotermici, fotovoltaici, eolici, etc, da renderla assolutamente autonoma energeticamente (vedi post ““Energia in isola”: Le perle italiane delle “isole minori” gridano vendetta aspettando le energie pulite dopo anni “neri” di sprechi“), mi accingo nuovamente ad affrontare un tema fondamentale per la rivoluzione energetica distribuita come gli accumuli.




Il comparto degli accumuli energetici sta infatti divenendo sempre più strategico, con sistemi energetici sempre più in migrazione verso modelli distribuiti grazie alle energie rinnovabili e per il quale si prevede una autentica esplosione da qui al 2030 (vedi post “Sistemi di accumulo: boom di batterie e sistemi di accumulo entro il 2030“). Una storia che viene da molto lontano quella dell’accumulo di energia elettrica, nata proprio con i pompaggi idroelettrici, nel vecchio modello energetico concentrato, quando fonti energetiche come termoelettico e nucleare, insieme ad una vecchia rinnovabile come l’idroelettrico ne erano gli unici pilastri portanti.

E’ nel dopoguerra che infatti nacquero ipompaggi_idro_italiaprimi sistemi di accumulo energetico, i grandi “pompaggi idroelettrici” (vedi mappa a destra), necessari per regolare la produzione da centrali termoelettriche a carbone o a petrolio e nucleari, i quali assorbivano l’energia notturna in eccesso, soprattutto di fonte nucleare, che per sua natura assicurava una produzione continua, provocando un surplus nei momenti in cui la domanda scende drasticamente. Proprio quegli stessi pompaggi idroelettrici che, essendo ancora oggi in mano a gestori di numerosi impianti termoelettrici a carbone (il petrolio è stato di fatto accantonato dal mix nazionale di produzione elettrica), vengono attualmente assolutamente sottoutilizzati, tagliati fuori da tante, decisamente anche troppe, più flessibili centrali a gas a ciclo combinato, in grado di seguire rapidamente ogni variazione della domanda.

Anche se, così facendo, l’efficienza di questi impianti peggiora e se ne accelera l’usura. Con l’avanzare delle energie pulite, alcune delle più significativa come eolico e fotovoltaico, di natura intermittente, il tema dell’accumulo si pone come e più di prima all’attenzione, con lp’esigenza di rilanciare pienamente il parco degli impianti di pompaggio esistenti, magari passando dai grandi produttori di energia alla stessa TERNA, l’esercizio degli stessi, e nello stesso tempo far avanzare le forme di accumulo elettrochimico ma anche meccanico, che stanno facendo grossi progressi sui vari fronti di ricerca, ben visualizzate nella figura seguente.

tecnologie-di-accumulo-energia-elettrica

E’ proprio sulle tecnologie di accumulo di energia elettrica che è uscito proprio in questi giorni, un “Libro Bianco sui Sistemi di accumulo di energia” redatto daRSE (Ricerca sul sistema energetico, società del gruppo Gse), da sempre impegnato in questo settore e l’associazione di Confindustria Anie Energia. Si tratta di un documento che ipotizza scenari e possibili evoluzioni del settore degli accumuli anche alla luce del fatto che, nonostante la recente delibera dell’Aeeg, 574/2014/R/eel fosse orientata a facilitarne la diffusione, il mercato è ancora molto stagnante per non dire fermo. All’evento di presentazione del nuovo Libro Bianco, il presidente del Gruppo sistemi di accumulo Anie Energia, Nicola Cosciani ha precisato che “con la crescente diffusione delle fonti non programmabili, i servizi resi dagli impianti convenzionali potrebbero non essere più sufficienti a garantire la sicurezza della rete”.

Come già detto infatti, proprio l’elettricità verde, prodotta in particolare ed in maniera crescente da eolico e fotovoltaico, genera un surplus difficilmente gestibile dalle infrastrutture di rete così come sono, rendendo necessari strumenti più flessibili per il bilanciamento di domanda e offerta. Un contesto nel quale rientrano a pieno titolo in questa categoria le batterie con diversi servizi aggiuntivi di carattere tecnico, come la regolazione primaria di frequenza e di tensione. In una partita che di fatto è appena iniziata, i costi del sistemi di accumulo sono ancora eccessivamente onerosi per pensare ad una definitiva consacrazione di mercato di massa, soprattutto con riferimento di singole utenze. Un ambito sul quale il Libro Bianco è molto netto, evidenziando che dopo una attenta elaborazione di costi e benefici, l’autoconsumo dell’energia elettrica generata aumenta, è vero, ma è altrettanto vero che “gli attuali costi della tecnologia sono ancora troppo alti per conseguire un ritorno economico”. In altre parole, l’ancora ingente investimento iniziale per l’accumulo, riesce a ripagarsi in un numero troppo lungo di anni, o addirittura non ripagandosi per niente considerando l’orizzonte di vita utile degli impianti e le percentuali medie di produzione/autoconsumo.

Di fatto quindi, senza incentivi di alcun tipo, insomma, come quelli lanciati invece quasi due anni fa dalla Germania (vedi post “Incentivi ai piccoli sistemi di accumulo fotovoltaici in Germania: un successo”), risulta davvero difficile innescare un ritmo sufficiente di nuove installazioni tali da abbassare velocemente i prezzi dei dispositivi di accumulo elettrochimico. Ma proprio su questa affermazione il Libro Bianco presenta un interessante esercizio di applicabilità, adottandopantelleria_mappa un caso di studio come l’isola di Pantelleria, con i suoi 83 km2 ed i suoi circa 7.600 residenti (oltre alle migliaia di turisti d’estate) e una domanda elettrica stimabile in 44 GWh l’anno. Essendo il sistema elettrico della piccola isola pelagia completamente isolato dalla terraferma, una centrale con otto motori a gasolio assicura oggi l’intero fabbisogno, con un modestissimo sviluppo delle rinnovabili, nonostante i grandissimi potenziali, con appena 22 impianti fotovoltaici per complessivi 140 kW. Un potenziale energetico rinnovabile enorme quello di Pantelleria, come tante altre isole minori italiane (in alcune delle quali si generano addirittura scandali per la loro metanizzazione), dove con geotermia, eolico, solare e biomasse, le fonti pulite potrebbero arrivare a generare circa 37 GWh l’anno, con un surplus energetico di quasi 4 GWh/anno, in eccesso come produzione inutilizzata perché superiore alla domanda effettiva in un dato momento.

Proprio in un caso come questo,potrebbe divenire davvero conveniente l’installazione di accumuli elettrici, onde evitare sprechi e ridurre ulteriormente il ricorso all’oltraggioso gasolio. Un caso applicativo che determinerebbe un ritorno dell’investimento di una decina d’anni nelle migliori simulazioni migliori, con prezzo del combustibile elevato ed esborso iniziale “contenuto” a circa 4,7 milioni di euro con cui installare 2 MW di batterie (5,5 MWh di capacità). Un intervento che pur non essendo sufficiente per lo stoccaggio di tutto il surplus energetico, si proporrebbe comunque come un buon affare, anche solo calcolando il costo del gasolio evitato, davvero una autentica onta per i tanti santuari di bellezza e di paesaggio come le nostre tante piccole isole, ancora pesantemente legate al “nero fumo”.



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