Nucleare: non conviene più. Lo dice la Corte dei conti francese

energia nucleareIl rapporto di Parigi: costi e rischi troppo alti. Sull'atomo, anche quello in versione terza generazione, non vale più la pena investire.

Il nucleare non conviene più. I costi legati alla sicurezza e alla gestione ordinaria diventano sempre più alti; il discorso vale anche per la terza e la eventuale quarta generazione d’impianti e per i francesi sarebbe meglio avviare il processo di abbandono dell'atomo, cominciando ad investire molto più seriamente sulle rinnovabili.

Tesi note, ribadite da varie fonti e istituzioni. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, se a sostenere queste idee stavolta non fosse nientemeno che la Corte dei Conti di Parigi, l’istituzione di controllo più importante, quindi, del Paese che ha più investito nell’energia nucleare negli ultimi anni.

Il rapporto sul tema dice varie cose. In primo luogo che le spese che il governo francese dovrà sostenere, nell’immediato e nei prossimi decenni, per la manutenzione delle proprie centrali nucleari, per lo smantellamento di quelle troppo vecchie e per la gestione dei rifiuti radioattivi presentano numerosi elementi di «incertezza». Occorrerà «raddoppiare gli investimenti» se si vorrà mantenere in futuro l’attuale livello di produzione.

L’analisi sottolinea come il costo per ciascun megawattora installato, non ha fatto che crescere negli ultimi anni. Si è passati (a costi attualizzati) dagli 1,07 milioni di euro per MWh della centrale di Fessenheim nel 1978 agli 1,37 milioni dell’impianto di Civaux, in servizio dal 2000. Costi altissimi, ma che non hanno nulla a che vedere con quelli necessari per realizzare i reattori di “terza generazione”: l’Epr di Flamanville costerà 6 miliardi, ovvero 3,7 milioni per MWh. E non è affatto detto che alla fine la cifra non sia addirittura superiore.

Tra il 2011 ed il 2025 il costo della sola manutenzione per tutti i 58 reattori di Edf sarà pari a 55 miliardi di euro. Ossia 3,7 miliardi all’anno, contro gli 1,5 miliardi pagati nel trienno 2008-2010. A causa delle norme imposte dalle autorità dopo il disastro di Fukushima, ma anche dell’età media degli impianti francesi: prolungare l’attività di un reattore oltre i 40 anni costa infatti estremamente caro. Ancora, alla lista delle spese vanno aggiunti i capitali che lo Stato sborsa per finanziare la ricerca sugli impianti di quarta generazione.

E quelli stanziati per la gestione delle scorie, che sono stati stimati in 28,4 miliardi alla fine del 2010 e che, secondo il rapporto, potrebbero schizzare a 36 miliardi. Tutto ciò equivarrà, secondo la Corte, a un «rincaro nell’ordine del 10%» del costo di ciascun MWh.

Il suggerimento della Corte al governo, perciò, è di agire «con prudenza, lavorando a soluzioni alternative, perché l’utilizzo della quarta generazione su larga scala potrebbe risultare irrealizzabile». Il presidente della Corte, Didier Migaud riassume così la situazione e indica la prospettiva: «Per ora saremo costretti a far durare le nostre attuali centrali al di là dei quarant’anni. Ma dovremo necessariamente e rapidamente far evolvere il sistema verso un mix energetico che preveda lo sfruttamento di altre fonti».

 

FONTE : gogreen.virgilio.it

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