UE: sosteniamo gli emendamenti per la geotermia a impatto zero!

L’UE non ha stabilito limiti né regole per le emissioni in atmosfera che si producono durante il funzionamento delle centrali geotermoelettriche. Queste emissioni non sono sempre nulle o insignificanti: in Italia e in altri luoghi al mondo, esse comprendono sostanze tossiche e gas climalteranti in quantità uguale o superiore rispetto ad omologhe centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili. Gli emendamenti numero 357 e 358 chiedono che la Commissione Europea effettui un’approfondita analisi di tutte le sostanze dannose per la salute e per l’ambiente, trasmetta i risultati al Parlamento Europeo e, se opportuno, presenti una proposta legislativa sulle emissioni geotermiche delle centrali a ciclo aperto ovvero quelle che non prevedono la reiniezione totale di fuidi e gas.

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La proposta è attuale in quanto oggi gran parte dei paesi si va orientando verso l’utilizzo di centrali a reimmissione totale per ragioni certamente di tipo ambientale ma anche per utilizzare appieno il serbatoio geotermico che diviene in tal modo assolutamente rinnovabile. Lo dimostrano gli impianti in funzione da molti anni e che rappresentano oltre l’80% delle nuove installazioni realizzate nel mondo e nel globale oltre un terzo della potenza totale installata. I serbatoi geotermici profondi utilizzati con i cicli binari a reimmissione totale perdono mezzo grado all’inizio del ciclo e restano stabili negli anni successivi  ( ad esempio il serbatoio geotermico sotto Monaco di Baviera su cui insistono la centrale di Sauerlach e altre tre centrali attive in quattro anni ha perso appunto 0,5 gradi e non ha subito ulteriori variazioni facendo prevedere alla città di Monaco di poter in un futuro prossimo una autonomia energetica per elettricità e calore basato sulla geotermia).

La questione dell’utilizzo del calore nella geotermia moderna è il punto cruciale dato che ad ogni megawatt elettrico naturalmente se ne producono almeno 5 termici ma è evidente che gli impianti dovranno essere collocati in aree limitrofe ai centri abitati e che per questa strategia è meglio utilizzare taglie medie o piccole (da 1 a 10 MWE) che hanno impatti paesaggistici non superiori a una piccola azienda e che, come mostra l’esperienza tedesca possono essere collocati in aree commerciali o industriali dato che non hanno emissioni di alcun genere  compreso il rumore coperto dal normale rumore veicolare.

      

Le emissioni che le centrali geotermoelettriche  producono durante il funzionamento dipendono dalle caratteristiche dei fluidi geotermici (che variano di luogo in luogo) e dalla tecnologia impiegata. Tendono verso lo zero se i fluidi vengono mantenuti entro un circuito chiuso come avviene con le nuove tecnologie presentate il 18 gennaio 2018 al GSE a Roma dall’Ass GIGA/FREE. Se invece - come accade in Italia nel Monte Amiata - i fluidi vengono portati a contatto con l’atmosfera, vi rilasciano i gas “incondensabili” che contengono: soprattutto  anidride carbonica, metano, idrogeno solforato, mercurio, ammoniaca in  quantità uguale o superiore rispetto ad omologhe centrali termoelettriche alimentate da combustibili fossili.

 

In Italia, le emissioni geotermiche di mercurio sono pari a circa 1,5 tonnellate all’anno. Non sono inserite negli inventari UE. Rappresentano quasi il 14% delle emissioni totali di mercurio dichiarate all’UE dall’Italia stessa, anche se è di origine geotermica  il 2% circa dell’energia elettrica prodotta in Italia.

Queste emissioni sono concentrate nelle due  aree della Toscana (16 Comuni, circa 42.000 abitanti) in cui si trovano tutte le 34 centrali geotermiche italiane. E’ come se ogni anno in questo ristretto territorio venissero rotti 750.000 termometri domestici a mercurio, in un anno 16.181 tonnellate di idrogeno solforato e 6.415 tonnellate di ammoniaca. Si tratta di dati raccolti a valle dei filtri AMIS, che abbattono (ma non eliminano) le emissioni. I filtri sono soggetti a guasti e vanno fuori servizio all’incirca una volta alla settimana.

                                                          

 1 I dati più recenti sulle emissioni geotermiche annuali sono relativi al 2007.Nel 2007 esistevano 32 centrali geotermoelettriche che producevano l’1,77%dell’energia elettrica italiana, mentre le attuali 34 centrali geotermoelettriche producono il 2,18% dell’energia elettrica italiana. Per il periodo successivo al 2007 esistono solo “dati puntuali” relativi alle emissioni geotermiche (il flusso di massa rilevato al momento dei controlli) che non consentono di elaborare stime annuali.

Quanto ai gas serra, il calcolo del potenziale di riscaldamento globale dato dalla somma di anidride carbonica e metano esiste solo per una delle due aree geotermiche, quella del Monte Amiata: l’elettricità che le centrali  producono ha un potenziale di riscaldamento globale pari a 693 chili di anidride carbonica al MWh, contro i 365 chili di anidride carbonica al MWh dell’energia prodotta dalle centrali termoelettriche italiane alimentate a gas naturale.

Inoltre il potenziale di acidificazione dell’energia prodotta dalle centrali geotermoelettriche del Monte Amiata, che è legato alle emissioni di anidride solforosa equivalente, risulta superiore di 2,2 volte rispetto all’energia elettrica prodotta da centrali a carbone. 

Attualmente le emissioni di gas serra provenienti dalle centrali geotermoelettriche non figurano negli inventari UE né in quelli nazionali. Anzi: l’energia elettrica di origine geotermica viene calcolata a scomputo delle emissioni nazionali climalteranti.

Il varo di limiti e regole UE per le emissioni delle centrali geotermiche é indispensabile per indirizzare gli investimenti verso la produzione di energia geotermica con emissioni di gas serra inferiori a quelle prodotte dai combustibili fossili e per impedire che le sostanze inquinanti rilasciate in grande quantità da alcuni impianti inducano la popolazione a recepire come negativo il forte sviluppo della geotermia atteso in Italia per i prossimi anni.

Non si tratta solo di un problema italiano. Le emissioni inquinanti e climalteranti dipendono dalla quantità di “gas incondensabili” contenute nei fluidi geotermici. Vari indizi suggeriscono che se Grecia deciderà di sfruttare le sue significative risorse geotermiche con tecnologie vecchie a ciclo aperto, si troverà in una situazione analoga a quella dell’Italia, in Turchia invece si stanno introducendo numerosi nuovi impianti a ciclo binario e di produzione italiana.

Il paradosso dei paradossi è che le aziende italiane produttrici delle migliori tecnologie a re immissione totale sono leader mondiali del settore ma non sono ancora riuscite ad avere un ordine di costruzione in Italia a causa del blocco sostanziale delle autorizzazioni proprio sulle nuove richieste innovative.

 

Per tutti questi motivi ci auguriamo che gli europarlamentari votino gli emendamenti, dopo il positivo confronto in commissione ITRE di cui abbiamo già parlato (link articolo Ecquologia), e che si prosegua nella direzione indicata proprio recentemente dal Consiglio Regionale della Toscana in maniera trasversale verso nuove centrali ma solo con tecnologie innovative a re immissione totale.

Ci auguriamo anche che il convegno di Roma segni l’inizio di un dialogo tra le nuove imprese geotermiche, le associazioni ecologiste rinnovabili e l’Enel per costruire un polo mondiale della geotermia di nuova concezione e per la riconversione geotermica del calore delle metropoli italiane oggi asfissiate dallo smog.

Insomma approvare un nuovo inizio della legislazione UE non per creare problemi alla Geotermia ma per un suo nuovo straordinario inizio.

Per approfondire:

 

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