Anche la Russia, paese del gas naturale, scopre la geotermia

In uno dei grandi paesi simbolo dei combustibili fossili, con particolare riferimento al gas naturale come la Russia, incamminarsi più decisamente sulla strada delle fonti rinnovabili ha un significato oltremodo particolare. 

 

E’ proprio il grande paese a cavallo tra Europa ed Asia, ad avere già tracciato un proprio percorso per lo sviluppo delle energie rinnovabili sul proprio sconfinato e variegato territorio, con una pianificazione secondo la quale, nell’ambito delle politiche attuali, le fonti energetiche rinnovabili,  dovranno riuscire a coprire circa il 5% del consumo totale di energia finale della Federazione al 2030. Un obiettivo modesto se parametrato alle indicazioni contenuto in una nuova recente pubblicazione di Irena, secondo la quale i potenziali sono ben maggiori.

Nel contesto tracciato dal documento Irena, scaricabile in calce al post, un ruolo di rilievo anche per la geotermia, secondo l’analisi del documento da parte del Geothermal Resources Council (link sito), il quale si è concentrato in particolare sul potenziale geotermico del Paese, in larga parte ancora inesplorato.

Secondo lo scenario tratteggiato da Irena sul grande paese sovietico, la potenza geotermica installata in Russia potrebbe lievitare, raggiungendo i 1.000 MW al 2030, rispetto agli 86 MW installati alla fine del 2015, con tre centrali in Kamchatka e due piccoli impianti sulle isole Curili.

Il Geothermal Resources Council osserva che la Russia ha un significativo potenziale di energia geotermica, con un fluido geotermico convenientemente utilizzabile, collocato tra i 200 metri e i 3 km di profondità nel sottosuolo, con temperature comprese tra i 50 e i 200 °C. In totale, il potenziale stimato ammonta a circa 2 GW per quanto riguarda la produzione di elettricità e a 3 GW di energia termica da fonte geotermia.

Sauro Secci

 

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