L’agricoltura scopre un nuovo alleato nell’eolico: un nuovo studio dello Iowa State University

Nei miei lunghi trascorsi nell’ambito del monitoraggio ambientale ho sempre trovato un fascino particolare in un fenomeno atmosferico fuggente e molto difficile da studiare come il vento, da me monitorato ed elaborato per seguire le traettorie dei fumi dalle ciminiere delle centrali termoelettriche italiane, con particolare riferimento a velocità, direzione e turbolenza del vento.

 

In tempi più recenti ho avuto anche il piacere e l’onore, insieme all’amico e collega ricercatore del CNR IBIMET di Firenze, Giovanni Gualtieri, di vedere pubblicati su una delle più prestigiose riviste internazioni come Science Direct-Renewable Energy, ben 4 articoli, sullo studio anemologico delle caratteristiche del Mediterraneo centrale (vedi post “CNR e Fedimpianti per lo studio del regime anemologico del Mediterraneo centrale“). Si è trattato di 4 articoli, oramai utilizzati per nuovi studi in ben 40 paesi del mondo dei cinque continenti, concentrati sulla descrizione dei fenomeni di turbolenza indotti dalla rugosità della superficie terrestre e della morfologia del territorio, e dei loro riflessi sul funzionamento delle turbine eoliche. In questo ambito mi ha molto colpito in questi giorni un nuovo studio pluriennale, condotto da uno scienziato, Professore di agronomia e scienze geologiche e atmosferiche della Iowa State University, Gene Takle, che è partito dall’approccio esattamente opposto al nostro: valutare cioè i benefici della turbolenza atmosferica, anche indotta dalla rotazione di grandi aerogeneratori eolici, sul suolo e sulle coltivazioni agricole praticate in prossimità di parchi eolici.

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Secondo Takle infatti le grandi turbine eoliche alte, durante il loro funzionamento, con la creazione di turbolenze dell’aria indotte dalla loro rotazione, possono aiutare la crescita delle piante, agendo su variabili come concentrazione di CO2, temperatura al suolo oltre ad altri benefici effetti.
Takle e il suo team di ricerca ha installato torri anemometriche e postazioni meteorologiche in prossimità di parchi eolici tra le cittadine di Radcliffe e Colo, con le quali ha monitorato i principali parametri anemometrici e meteorologici nel periodo dal 2010 al 2013 come velocità e direzione del vento, turbolenza, temperatura e umidità dell’aria, precipitazioni. Un monitoraggio effettuato con l’obiettivo di cercare di descrivere il rapporto ed i riflessi della turbolenza creata dalle turbine eoliche e le condizioni al suolo, dove sono praticate le coltivazioni agricole.
L’elaborazione dei dati raccolti evidenzierebbe che l’effetto del funzionamento degli aerogeneratori determinerebbe al suolo, intorno alle colture, circa mezzo grado più fresco durante il giorno e mezzo grado più caldo durante la notte. Dalla valutazione di tutto il nuovo contesto microclimatico, sarebbero favorite in particolare le coltivazioni di mais e soia. La rotazione dei grandi aerogeneratori provoca infatti una miscelazione dell’aria a differenti altezze nei bassi strati atmosferici, nell’ambito fino a 100 m ed oltre dal piano di campagna, producendo anche il benefico effetto di contribuire ad asciugare la superficie fogliare delle colture, minimizzando la formazione di funghi nocivi e muffe sulle colture stesse.
Lo studio evidenzierebbe poi un miglioramento del processo fotosintetico, rendendo disponibile per le colture una maggiore quantità di CO2.
Il passo successivo per i ricercatori è quello di verificare se queste turbolenze indotte siano in grado di influenzare la capacità di assorbimento delle coltivazioni, verifica resa difficile anche per variabili esterne come la diversa composizione dei suoli e il livello delle precipitazioni.

Una ricerca davvero interessante, sostenuta da una concessione $ 1.3 milioni dal National Science Foundation, di cui potrò dare maggiori ragguagli appena sarà pubblicata la relazione scientifica sui "Proceedings" della National Science Foundation degli USA.

Sauro Secci

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