La lenta crescita del minieolico mondiale nel nuovo rapporto WWEA

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Il mio rapporto con il vento, a radici profonde per un insieme di motivi, a cominciare da quelli professionali, visto che dalla fine degli anni ’70, ho cominciato a monitorarlo per determinare la trattoria dei pennacchi di emissione degli effluenti gassosi delle centrali termoelettriche. Un rapporto che si è evoluto poi, in tempi più recenti, nello studio del potenziale energetico dei siti, nell’ambito del quale ho avuto la soddisfazioni di vedere pubblicati, sulla rivista internazionale di Science Direct-Renewable Energy”, quattro articoli elaborati collaborando con il ricercatore del CNR IBIMET di Firenze Giovanni Gualtieri

Una esperienza che ha avuto per me anche delle esperienze in campo fatte sul minieolico, tra le quali una particolarmente significativa dal punta di vista umano e dei grandi insegnamenti che mi ha saputo dare. Un ambito particolare quello del minieolico, viste le quote di installazione dei rotori delle turbine, nell’ambito dei 35 metri di altezza, un limite dove si concentrano le maggiori turbolenze indotte dall’orografia del suolo e grandi nemiche dell’esercizio ottimale delle macchine, sopratutto di quelle ad asse orizzontale di potenza più significativa.

Una difficoltà che risulta amplificata proprio in contesti di paesi come il nostro, con orografia molto complessa unita ad un lunghissimo iter autorizzativo che rischia troppo spesso di mandare in fumo le progettualità. A fare il punto sul minieolico mondiale a fine 2013 ecco il nuovo report di WWEA (World Wind Energy Association) (link sito),presentato in occasione del sesto World Summit for Small Wind, svoltosi lo scorso marzo ad Husum, in Germania e del quale è scaricabile in calce al post la versione di sintesi. Un rapporto che fa il punto sul numero delle piccole turbine eoliche installate nel mondo entro la potenza installata di 100 kW di potenza, individuandole in 870.000, con un incremento dell’8% rispetto al 2012.

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Si tratta di una potenza installata complessiva di circa 755 MW, un +12% sul 2013. Tre i paesi leader incontrastati del minieolico, con Cina, Usa e Regno Unito detentori del 93% delle macchine operative a livello mondiale, con l’Italia quarta per potenza installata, pur se nettamente staccata.

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Sono 55.000 le piccole turbine eoliche installate nel 2013 in Cina, 15.000 in meno rispetto al 2012, che portano a 625.000 quelle complessivamente installate nel grande paese orientale, pari ad una potenza installata del 41% sul totale. Particolarmente pesante la battuta d’arresto delle installazioni in un paese guida per il minieolico, come il Regno Unito, legato al cambiamento dello schema incentivante feed-in, avvenuto a novembre 2012 ha portato che a portato ad un calo di quasi l’80% delle installazioni delle macchine sotto i 50 kW a fine 2013.

In continua crescita invece la taglia media delle piccole turbine eoliche che è passata dagli ‘,66 kW del 2010, 0,77 kW nel 2011, 0,84kW nel 2012 e 0,85 kW a fine 2013.

piccole-turbine-perc_potenzaA margine della presentazione, il commento di Stefan Gsänger, segretario generale della WWEA, secondo il quale il settore sconta una mancanza diPompa Vivarelliconsiderazione da parte delle diverse policy energetiche, relegato com’è ad affrontare ancora numerosi e significativi ostacoli amministrativi e burocratici. Nonostante questo, secondo Gsänger, gli operatori industriali del mini eolico evidenziano un alto indice di innovazione capace di rendere il settore interessante. Un discorso a parte, con enormi potenziali da esprimere è rappresentato dalla mini turbine off grid in ambito rurale.

Un ricordo che corre per esempio ad uno dei tratti caratterizzanti del paesaggio maremmano, come le leggendarie “pale a vento” a rotore multipala, autentiche “pompe eoliche” della Vivarelli, famiglia storica della Maremma, che ha meritato anche la nascita di un apposito sito che la celebra (link sito) della quale proprio l’anno scorso è morto all’età di 90 anni l’ultimo rappresentante Raimondo Vivarelli, nipote dell’inventore di cui portava il nome, che nel 1872 le inventò (vedi articolo de “Il Tirreno”). Un tassello fondamentale per la bonifica dell’intera area maremmana con lo zampino del vento che magari cercherò di approfondire in un prossimo post.

Sauro Secci

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