Ecomondo e l’eolico offshore in Adriatico: la Romagna ci crede

wind farm emilia romagna eolico offshore dayUn area geografica che si è sempre distinta in termini di ricettività ed accoglienza, anche per una grandissima capacità di cooperare e fare sistema, è senza dubbio la riviera romagnola. In arrivo una wind farm?

Una capacità di visione che non si è fermata nemmeno di fronte ad una valutazione del potenziale eolico off-shore, cioè l’installazione di turbine eoliche al largo di una costa che, anche per i bassi fondali, ben si adatterebbe ad accogliere una tale tipologia installativa. Altri sono stati i tentativi, negli anni passati di portare avanti progetti di questo tipo in Adriatico nell’area molisana poi bloccati dal Consiglio di Stato.

Il progetto romagnolo potrebbe far nascere una wind-farm off shore proprio davanti al capoluogo della riviera romagnola Rimini. L’occasione dell’Off Shore Day, nell’ambito del grande evento riminese di Ecomondo, è’ stata l’occasione per presentare i risultati delle prime campagne anemometriche condotte al largo della città romagnola. Si tratta di una campagna effettuata in collaborazione con ENI, con strumentazione di precisione, installata proprio sulla propria piattaforma metaniera Azalea B di ENI.


Z300SystemFeatures3

Una strumentazione molto avanzata come lo ZephirIR 300 – Wind Lidar (link sito) (vedi figura sopra), molto cara anche nel monitoraggio atmosferico, e che permette di effettuare misure anemologiche di velocità e direzione del vento a dieci altezze differenti, proprio nel range di installazione da 10 a 200 m di altezza dei possibili nuovi aerogeneratori off-shore, per poter tracciare il profilo verticale del vento, potendo individuare così l’altezza ottimale del rotore delle nuove pale da installare.

Un tema che ho studiato molto bene in diversi siti del Mediterraneo insieme al caro amico Giovanni Gualtieri, per il quale abbiamo visto pubblicare ben 4 nostri studi nella prestigiosa e gloriosa rivista americana Renewable Energy ( “CNR e FEDI Impianti per lo studio del regime anemologico del Mediterraneo centrale: il tris di pubblicazioni internazionali diventa un Poker”) Una tecnologia di telerilevamento dal suolo molto interessante il Lidar, acronimo di “Light Detection and Ranging” o “Laser Imaging Detection and Ranging”, che consente di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie oltre a determinare la concentrazione di specie fisiche e chimiche nell’atmosfera, utilizzando una sorgente costituita da un impulso laser.. La tecnologia Lidar trova oggi un vasto ambito applicativo in geologia, sismologia, rilevamento remoto e, non ultima la fisica dell’atmosfera.

Tornando al mare romagnolo a largo di Rimini, ideale per le caratteristiche generali non estreme di ventosità per applicazioni off shore, era proprio la valutazione di questa serie di parametri a determinare un quadro completo di valutazione, vista anche la presenza del vicino porto di Ravenna per la movimentazione dei materiali, unito alla presenza delle infrastrutture elettriche e, come dicevo in premessa la presenza di fondali marini poco profondi. Situazione ottimale poi quella della collocazione su una superficie marina, di turbine eoliche, con assenza di turbolenze indotte che si evince bene una classe di rugosità “Z0”, riportato nella tabella seguente e che fa riferimento ad un indice energetico percentuale pari a 100.


rugosità


La Romagna si distingue anche per l’attore principale dell’iniziativa, con la Provincia di Rimini che già da due anni ha inserito lo studio di fattibilità del campo eolico off shore all’interno del progetto europeo “4Power” (link sito progetto) di cui è partner insieme ad altri nove paesi europei. Obiettivi chiari e ben focalizzati, quelli della provincia di Rimini, finalizzati alla riduzione del consumo delle energie fossili del settore turistico e del terziario che hanno un peso di circa il 30% sul totale dei consumi della Provincia attraverso le rinnovabili.

Come ha tenuto ha precisare nel corso di Ecomondo l’assessore all’Ambiente della Provincia di Rimini, Stefania Sabba, “Si tratta di un progetto quello dell’eolico off shore che si inserisce bene con altre iniziative, come il “bagnino sostenibile”, il progetto europeo Adriacold sui sistemi di raffrescamento e il piano energetico provinciale”. Per l’Arpa Emilia Romagna il dirigente dell’Area energia della Provincia Alberto Rossini, ha fatto il punto sugli strumenti utilizzati dalla Pubblica Amministrazione per lo sviluppo dell’eolico off shore. Davvero obiettivi lodevoli di pianificazione energetica organica del proprio territorio, quelli dell’amministrazione riminese.

Come ha poi precisato il Dirigente ARPAER Rossini, “Gli obiettivi del progetto 4Power sono in primo luogo l’identificazione delle migliori pratiche in relazione ai differenti quadri normativi nazionali e regionali, la condivisione degli obiettivi, l’analisi delle tecnologie e il coinvolgimento degli stakeholder. Per lavorare meglio e con buoni risultati è necessario definire una procedura consolidata per la consultazione pubblica dei cittadini e degli attori sociali, ispirandosi al modello del “public debat” francese, una quota degli incentivi deve essere destinata al territorio, per favorire l’accettabilità sociale degli impianti ed è necessario favorire lo scambio sul posto anche per gli impianti medio-grandi superare la logica della sindrome nimby”.

Tutte azioni orientate anche ad avviare collaborazioni con altri soggetti pubblici e privati, agevolando la cultura del cambiamento attraverso l’acquisizione di informazioni specifiche, potendo elaborare politiche per la sostenibilità con capaci di armonizzare ed integrare la gestione di progetti industriali e la tutela degli aspetti ambientali e sociali.

Tornando alla campagna anemometrica, ed alla analisi dei risultati delle elaborazione dei dati raccolto, questi, presentati in occasione di Ecomondo da Joerg Schweizer, ricercatore presso il Dicam (Dipartimento Ingegneria Civile, Ambientale e dei Materiali), dell’Università di Bologna, sono senza dubbio incoraggianti, come ben evidenziato nei grafici seguenti. Come illustrato da Schweizer “Durante i mesi di vento forte come febbraio 2013 la velocità del vento è compresa tra i 6,6 m/s a 25 metri e i 7,04 m/s a 100 metri, mentre per quanto riguarda i mesi deboli come quelli estivi ad agosto si passa dai 3,34 m/s a 25 metri ai 4,87 m/s a 100 metri, tutto questo con una densità di potenza del vento di 312 W/m2, parametro che colloca il sito in seconda classe”.

Velocità_del_vento

Densità_di_potenza


Pur in presenza di una non disprezzabile densità di potenza, ci sarebbe tuttavia qualche problema a far girare i business plan con le turbine off shore attualmente in commercio, richiedendo, un po’ come è successo per il minieolico nostrano, una personalizzazione delle macchine in funzione delle specificità del bacino del Mediterraneo, rispetto ai mari nordici per le quali le attuali sono state prevalentemente progettate e le cui situazioni meteo, decisamente più severe, richiedono anche criteri progettuali e costruttivi più onerosi.

L’analisi fa emergere che gli aspetti da customizzare per questa parte del Mar Mediterraneo sarebbero quelli legati alle diverse condizioni meteo, l’aumento della cosiddetta area spazzata a fronte di una minore velocità media dei venti, attraverso l’incremento delle dimensioni delle pale, oltre alla scelta di un’altezza ottimale di collocazione delle macchine con conseguenti minori costi di costruzione, esercizio e manutenzione. Altro aspetto decisamente incoraggiante evidenziato dallo studio, riguarda la complementarietà dell’eolico rispetto al fotovoltaico nello specifico distretto geografico, in un contesto avente molte similitudini con quella tedesca, con una curva di produzione annua dell’eolico praticamente complementare a quella del fotovoltaico, ottimizzando così la produzione da rinnovabili.

Come è noto infatti, l’eolico fa registrare produzioni maggiori in inverno e più basse in estate, a differenza proprio del fotovoltaico, avendo così una azione di bilanciamento e di ottimizzazione della fornitura. Importante e per certi versi controcorrente, in occasione della presentazione dello studio, anche l’intervento dell’Assessore al Turismo dell’Emilia Romagna, Maurizio Melucci che, dopo aver individuato precisi criteri relativamente all’installazione di impianti ad energie rinnovabili, ha precisato che “mentre l’installazione di pale da 100 metri in Appennino non è possibile poiché non avrebbero “valore economico” per il territorio in quanto sarebbero più gli svantaggi che i benefici, bisogna guardare con attenzione ad altre soluzioni come il minieolico e per quanto riguarda l’Adriatico, invece, sono favorevole poiché avrebbe anche un effetto scenografico di valorizzazione di un mare piatto”. A tutto ciò bisogna aggiungere anche la creazione di micro-oasi della biodiversità che si sviluppa ogni volta che si installa qualcosa a mare”.

Davvero un assessorato regionale sensibile e lungimirante, che merita per questo tutta l’attenzione, in un progetto che, seppure ancora in fase embrionale sia sul versante tecnico che su quello finanziario, potrebbe costituire una grande opportunità per lo sviluppo di un eolico off shore specifico per mari a bassa ventosità come quelli emiliano-romagnoli ma anche come molti altri nell’area mediterranea e che meriterebbe la massima attenzione proprio da parte delle aziende italiane, scongiurando così il rischio di vedersi soffiare l’interessante opportunità da parte di gruppi esteri.

 

Sauro Secci

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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