Stop auto diesel e benzina: si muove anche la Cina

Sulla scia degli annunci fatti in questi ultimi mesi da paesi europei come Francia e Gran Bretagna per sdoganare entro un limite temporale prestabilito la mobilità basata di benzina e gasolio anche un colosso mondiale assoluto come la Cina, che da tempo sta dando forti segnali nella direzione della mobilità elettrica, sta pensando ad un futuro stop alla produzione ed all’impiego dei motori a combustione interna, creando una situazione di allerta generalizzato sul mercato automobilistico mondiale, rinforzando la posizione di Pechino all’interno del dibattito climatico.

 


E’ stato infatti in questi ultimi giorni vice ministro dell’industria e della tecnologia dell’informazione Xin Guobin, in occasione di un forum nella città di Tianjin, una delle più bersagliate da livelli elevatissimi di inquinamento, il quale ha spiegato sulle pagine dell’agenzia stampa Xinhua che "è stato stabilito un calendario per mettere fine alla produzione e alla vendita dei veicoli tradizionali alimentati a carburante. Anche il nostro ministero ha avviato un’importante ricerca in tal senso e sottoporrà un calendario analogo ai ministeri di competenza".

Si tratta di una azione dal duplice l’obiettivo finale, dimostrando da una parte di essere in grado di dar seguito all’impegno climatico preso tagliando le emissioni inquinanti, consolidando dall’altra una leadership oramai indiscussa nel settore della mobilità elettrica. Secondo il funzionario del governo cinese infatti, questa mossa porterà “profondi cambiamenti” sul fronte dell’import dei prodotti petroliferi, con particolare riferimento all’industria automobilistica cinese, oggi il più grande mercato automobilistico a livello mondiale. Solo nel 2016, secondo l’Organizzazione internazionale dei costruttori di automobili sono stati prodotti e venduti in Cina oltre 28 milioni di veicoli. Si tratta di un numero enorme , nell’ambito del quale si va ritagliando di anno in anno uno spazio sempre più significativo, proprio il settore della e-mobility con oltre 500mila vetture immatricolate nel 2016.

Pur non parlando ancora di date è probabile che l’annuncio del governo cinese, al pari di quelli di Francia e Gran Bretagna, possa essere traguardata non prima del 2040, con lo stesso Xin che al riguardo precisa che “dovrebbero cercare di migliorare il livello di risparmio energetico nelle auto tradizionali e di sviluppare nuovi veicoli sotto il profilo dell’energia”.

Un settore quello della e-mobility che si è progressivamente arricchito di strumenti espansivi già da tempo messi in campo. Infatti, a fianco di uno specifico pacchetto di incentivi per carmakers e consumatori, il governo ha introdotto anche uno specifico provvedimento normativo che obbliga i costruttori auto a produrre un determinato contingente di veicoli elettrici entro il 2020 attraverso un meccanismo di “carbon credit”. L’obiettivo è quello di portare le auto elettriche e ibride plug-in ad almeno un quinto delle vendite nazionali entro il 2025, pur con un mercato che fino ad oggi ha incontrato non pochi ostacoli che hanno costretto l’azione governativa del grande colosso cinese a rimodulare le proprie proiezioni.

Sauro Secci

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