Ecco Mhybus: il primo autobus italiano alimentato a idrometano

myhbus1Un 2014 importante per la mobilità e i nuovi combustibili e vettori energetici, ambito che si va arricchendo di nuove interessanti prospettive.

 

Tra queste un posto particolare per l’idrometano, dal momento nel periodo gennaio-settembre del  2013 appena concluso, è stato oggetto di una sperimentazione effettuata a Ravenna su un Mhybus, primo e innovativo autobus, un Breda MenariniBus con motore Mercedes, modificato successivamente per l’alimentazione a idrometano. alimentato con una miscela di idrogeno e metano opportunamente calibrata (massimo 30% di idrogeno), che, nei nove mesi di test ha percorso una media di 212 chilometri al giorno per oltre 45.000 chilometri complessivi, con il trasporto di 10mila passeggeri.

Proprio nei giorni di fine 2013 sono stati divulgati i dati di esercizio della sperimentazione, facendo registrare risultati davvero ottimi rispetto ad un normale autobus, con un consumo del 13% in meno, ed una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 15%. Una idea ancora una volta tutta italiana che, se adeguatamente sostenuta e portata avanti, potrebbe varcare anche i confini nazionali. Un progetto avviato nel 2006 dalla regione Emilia Romagna sviluppato nel programma comunitario Life Plus e sperimentato quest’anno a Ravenna, che ha l’obiettivo di incrementare l’ecosostenibilità della mobilità nel trasporto pubblico urbani, che ha visto la partecipazione della Regione Emilia-Romagna, di Aster il consorzio regionale per l’innovazione e la ricerca industriale, Enea, Start Romagna, azienda per il trasporto pubblico locale, e Sol, gruppo specializzato nella produzione, nella ricerca applicata e nella commercializzazione di gas tecnici.

Una scelta non casuale quella della città romagnola, vista la presenza di realtà industriali e di competenze nell’ambito dei combustibili e dei gas tecnici che hanno messo ha disposizione del progetto le rispettive competenze, in un contesto che vedeva già l’azienda municipale dei trasporti, dotata di un nutrito parco di autobus a metano.


prova-mhybus


Nel corso della conferenza di presentazione dei risultati, Stefano Valentini di Aster ha dichiarato che “grazie a questi risultati la circolazione dei mezzi pubblici può diventare veramente ecosostenibile e senza significativi aggravi dei costi di gestione del parco autobus delle aziende di trasporto. A livello di costi, la conversione di una flotta di 10 autobus a idrometano sono stimabili complessivamente tra i 210 e i 218mila euro con un incremento di circa 800-1000 euro l’anno rispetto a un normale bus a metano, con una riduzione delle emissioni di CO2 di quasi 60 tonnellate a fronte di una percorrenza di 45mila chilometri a veicolo“.

Si tratta indubbiamente di una tecnologia “ponte” di avvicinamento, quello dell’idrometano e delle tecnologie connesse alla sua produzione, verso la futura consacrazione dell’idrogeno e delle celle a combustibile. Una linea di ricerca sicuramente promettente per diverse caratteristiche come la possibilità di distribuzione a lungo raggio del combustibile tramite gasdotti, la sua produzione attraverso l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, oltre che della riduzione delle emissioni non solo climalteranti come la CO2 , ma anche delle emissioni inquinanti dei gas di scarico come CO e idrocarburi incombusti.


stazione_idrometano


Proprio nell’ambito del biometano, lo stesso gruppo FIAT, nel 2007,ha presentato la “concept car” Fiat Panda Aria, dotata di un motore bicilindrico da 900 cc. in grado di marciare con una miscela di metano e idrogeno al 30%, con emissioni di 69 g/km di CO2 e possibilità di tornare alla benzina, grazie al motore flex-fuel, con la presenza di una serie di altri valori “green” come la riduzione di peso grazie all’utilizzo di pannelli in eco-resina trasparente, alluminio in alcune strutture portanti, sedili rivestiti di cotone, imbottiture in fibra di cocco e altri accorgimenti ecologici. Si tratta indubbiamente di un incontro davvero interessante, quello dell’idrogeno con il metano, un incontro dove le proprietà chimico-fisiche dell’idrogeno si diversificano con una certa nettezza rispetto al metano con:

  • un maggiore potere calorifico (pci 143,0 MJ/Kg);
  • una minore densità (0,09 kg/m3);
  • una maggiore velocità di propagazione (264cm/s);

tutte caratteristiche che rendono necessaria una preciso sistema di gestione della correzione dei tempi di iniezione in funzione delle percentuali di idrogeno inserite nel processo.

A seguire un servizio di Ravenna Web TV che parla della sperimentazione nella città ravennate

 


Sauro Secci

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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