Bonifiche SIN: accelerazione del Ministero dell’Ambiente con 62 decreti per le bonifiche di aree SIN

Quello delle bonifiche dei siti inquinati, eredità pesantissima per il nostro paese, lasciata da una industrializzazione selvaggia edindiscriminata, avvenuta prevalentemente negli anni ’60 e ’70, quando ancora, non esisteva una cultura ecologica ed il concetto di limite ambientale era stato completamente cassato dai vocabolari. Un tema, quello delle bonifiche ambientali, rimasto praticamente al palo da quando, sul finire degli anni ’90, in base ad appositi decreti, furono individuati e perimetrali sia i cosiddetti SIN (Siti di Interesse Nazionale), che, a livello regionale, alcune migliaia di SIR (Siti di Interesse Regionale), costituti, questi ultimi, in gran parte, dalle tante discariche di rifiuti tal quale, che hanno letteralmente reso il nostro territorio un autentico “groviera”. Ritornando ai SIN, originariamente individuati in 57, questi sono stati ridotti di ben 18 unità, con un autentico colpo di mano finale, da parte del Governo Monti, declassandoli a livello regionale (vedi post “Colpo di coda del Governo Monti: i Siti di Interesse Nazionale da bonificare si riducono di 18“).


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Un tema nell’ambito del quale, anche per gli ingenti investimenti necessari per le bonifiche, gli ultimi Governi succedutisi, hanno davvero fatto ben poco, su questo fondamentale ambito per la salute e la sicurezza dei cittadini di intere comunità ed ambiti territoriali, a tal punto da stimolare recentemente Legambiente alla redazione di uno specifico dossier (vedi post “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?”: l’interrogativo che si pone il nuovo dossier di Legambiente“). Al riguardo, è proprio di questi giorni l’informativa emessa dal Ministero dell’Ambiente, che sembra finalmente muoversi in qualche modo nell’ambito delle azioni concrete. Secondo il Ministro Galletti, da Gennaio 2014 sono stati 62 i decreti di bonifica relativi ad aree Sin, riguardanti circa 600 ettari interessati, secondo il quale si è finalmente avuta una accelerazione, imprimendo una marcia sostenuta alle attività istruttorie per la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale. Dal 1° gennaio al 1° agosto sono stati predisposti 62 decreti per progetti di bonifica delle aree SIN, dei quali:

  • 51 di approvazione;
  • 8 di autorizzazione di avvio dei lavori;
  • 3 di approvazione dei progetti di dragaggio.

La ex cava di asbesto (amianto) di Balangero (TO)

Una tabella di lavoro, che vale già, in questo scorsio di 2014, oltre il doppio rispetto all’intero 2013, in cui si erano avuti 26 decreti, di cui 11 di approvazione, 12 di autorizzazione avvio lavori e 3 di approvazione progetti di dragaggio). Si tratta di un dato ancora più significativo se raffrontato al 2000, quando i SIN erano appena stati definiti e perimetrati ad oggi, dal momento che in questi primi sette mesi, è stato predisposto il 23% della totalità dei decreti, con 112 Conferenze dei Servizi (65 istruttorie e 47 decisorie, quasi una al giorno). Una attività, quella svolta recentemente, che ha consentito di completare le caratterizzazioni in alcuni SIN pendenti da anni, incrementando le percentuali sia delle aree a terra per le quali sono stati approvati progetti di bonifica sia delle aree liberate e restituite agli usi legittimi. Tra i siti per i quali è stata completata la caratterizzazione abbiamo i SIN di Manfredonia, Cengio e Saliceto, Massa e Carrara, Balangero (la famosa cava nazionale di asbesto), Pieve Vergonte, Sesto San Giovanni, Fidenza; Laguna di Grado e Marano, Cogoleto (il sito della famigerata Stoppani del Cromo esavalente), Bari Fibronit, Biancavilla, Livorno, Emarese, Broni, Gela e Pioltello – Rodano. Sono stati approvati progetti di bonifica per la totalità delle aree di Cengio-Saliceto e Pieve Vergonte; per il 93% di Broni; per il 92% di Fidenza; per il 73% di Bari Fibronit; per il 55% di Venezia- Porto Marghera; per il 47% di Sesto San Giovanni; per il 46% di Trento Nord; per il 40% di Emarese; per il 36% di Pioltello – Rodano; per il 26% di Crotone; per il 24% di Napoli Bagnoli-Coroglio; per il 22% di Massa e Carrara e Cogoleto; per il 16% di Napoli Orientale; per il 15% di Laguna di Grado e Marano eTrieste; per il 13% di Priolo ed, infine, per il 12% di Brescia Caffaro (vedi post “Presa Diretta-“Puliamo l’Italia”: se Brescia avesse il mare….. sarebbe una piccola Taranto“). Venendo poi alle aree alle aree liberate e restituite agli usi legittimi, si tratta di circa 4.290 ettari, corrispondenti a:

  • l’85% delle aree della Val Basento;
  • il 19% di Milazzo;
  • il 18% di Manfredonia;
  • l’11% di Crotone;
  • l’8% di Fidenza;
  • il 7% di Priolo,
  • il 6% Taranto, Trieste e Sesto San Giovanni;
  • il 5% di Venezia- Porto Marghera;
  • il 4% di Piombino e Porto Torres;
  • il 3% di Laghi di Mantova;
  • il 2% di Laguna di Grado e Marano.

Alle elencate attività istruttorie circa le bonifiche prodotta dal ministero attraverso un intenso lavoro di esame di documenti, valutazioni tecniche e redazione verbali, vanno aggiunte anche le attività relative alla riperimetrazione di alcuni SIN, effettuata su richiesta delle Regioni interessate, di 5 aree SIN come:

  • la Laguna di Grado e Marano;
  • Venezia (Porto Marghera);
  • Massa e Carrara;
  • Livorno;
  • Napoli Bagnoli Coroglio.

Nella sezione “Amministrazione Trasparente/Informazioni Ambientali” del sito internet del ministero dell’ Ambiente (link sito) sono disponibili i dati e le mappe dell’attività condotta dalla Direzione per la tutela del territorio e delle risorse idriche (link sito). Speriamo davvero che si tratti del definitivo cambio di marcia, su di un tema che non può e non deve essere ulteriormente derogato nel tempo, per le enormi criticità ambientali, che grandissimi costi sociali ed economici hanno già provocato e per ridare nuove opportunità a centinaia di migliaia di ettari di suolo e di superfici acquatiche, oggi “off limits” in tutti i sensi e che ha visto recentemente costituirsi organizzativamente anche i comuni italiani che hanno oggi questi scomodissimi inquilini (vedi post “Bonifiche Siti di Interesse Nazionale: nasce una rete dei Comuni per la bonifica dei SIN”). Un auspicio che spero possa vedere finalmente adottate le cosiddette BAT (Best Available Technology), moltissime delle quali, anche in tema di bonifiche, parlano proprio la nostra lingua, come il caso di Decomar, azienda italiana con uno straordinario brevetto di dragaggio di aree acquatiche (marine, lacustri, etc.), capaci finalmente di dare risposte definitive in termini di bonifiche (vedi post “Dragaggi 2.0: ed anche le spiagge diventano sostenibili con una tecnologia ancora una volta Made in Italy”)

Sauro Secci

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