Ogm, l'occasione per farci sentire. E a offrirgli questa possibilità saranno le maggiori organizzazioni degli agricoltori, della moderna distribuzione, dell'artigianato, della piccola e media impresa, dei consumatori, dell'ambientalismo, della scienza, della cultura e della cooperazione internazionale, riunite insieme per la prima volta in un unico schieramento: la Coalizione ItaliaEuropa. Liberi da Ogm.

La notizia è dunque che il 15 settembre partirà la prima consultazione nazionale su Ogm e modello di sviluppo agroalimentare italiano, e che in migliaia di iniziative organizzate su tutto il territorio i cittadini potranno votare per un cibo di qualità e libero da organismi transgenici. Ma non solo. Potranno approfondire i temi legati al cibo e alla salute, informarsi, essere coinvolti, insomma "partecipare", un termine da troppo tempo dimenticato nel nostro paese. Insomma, sarà per tutti un grande esempio di democrazia partecipata reale, in un momento in cui la politica è esangue e lontana dai cittadini. Perché tutto questo? Perché l'agroalimentare non vuol dire soltanto produzione di cibo, ma anche creazione di valori; perché le questioni della qualità degli alimenti e della salute sono troppo delicate per poter essere delegate agli interessi delle multinazionali o alle decisioni delle istituzioni europee; perché, al di là dei problemi di sicurezza e di sequestro brevettuale delle conoscenze, nel nostro paese non c'è spazio per gli Ogm, perché economicamente non convenienti. E soprattutto perché non possiamo perdere l'occasione di far ripartire un processo di ricoesione sociale e culturale, di superare la frantumazione per "isole di interesse" e il consolidarsi di corporativismi esasperati. Un'occasione "trasversale", sia dal punto di vista geografico che politico. Compito del presente è mettere in moto il futuro, a Roma come a Bruxelles.

Mario Capanna (Fondazione Diritti Genetici Coalizione ItaliaEuropa - Liberi da Ogm)

Al Presidente del Consiglio Regionale della Toscana

OGGETTO: interrogazione urgente sulla gestione delle rivendite di giornali e riviste nelle grandi stazioni ferroviarie

Il sottoscritto consigliere regionale

Considerato che, prima della privatizzazione, nelle grandi stazioni tutte le maggiori rivendite di giornali e riviste erano affidate in gestione ad una cooperativa (la Co.Ve.S, Cooperativa Vendita Stampa) fallita nel novembre 1998, dopo aver lasciato un ammanco di alcuni decine di miliardi di vecchie lire per canoni concessori non pagati a carico di Ferrovie;

Considerato che successivamente al fallimento di Co.Ve.S, gli edicolanti si organizzarono tra loro per trattare con Grandi Stazioni Spa un nuovo contratto che consentisse loro di proseguire l’attività;

Considerato che, pur in presenza del contenzioso dovuto al fallimento, sembrava che la possibilità di un accordo potesse essere raggiunta tra edicolanti e Grandi Stazioni Spa; Considerato inoltre che Grandi Stazioni Spa dal gennaio 1999 ha iniziato a richiedere, in via trimestrale anticipata, un canone a titolo di “indennità di occupazione temporanea” sottoscritto dalla quasi totalità degli edicolanti;

Considerato però che lo scorso anno, Grandi Stazioni Spa ha costituito “Grandi Stazioni Edicole srl”, col compito di gestire tutte le edicole di stazione proponendo agli edicolanti un contratto di “associazione in partecipazione”;

Considerato che gli edicolanti si oppongono a questa soluzione sostenendo, nelle loro rivendicazioni, che il contratto di “associazione in partecipazione” che Grandi Stazioni propone agli attuali gestori sarebbe in realtà una simulazione di un rapporto di lavoro subordinato;

Considerato inoltre che gli edicolanti sostengono in questi anni di avere dato vita a dei regolari contratti di locazione, avendo corrisposto per oltre sette anni i canoni indicati da Grandi Stazioni;

Considerato che esiste un rischio concreto che si ponga in essere un regime di monopolio delle rivendite di stazione nonché una anomala concentrazione delle rivendite in mano ad un unico soggetto;

Considerato che è anche forte il pericolo di un vero e proprio attacco al pluralismo dell’informazione, viste le rigidissime disposizioni impartite dall’associante (Grandi Stazioni) all’associato (edicolante) anche relativamente alla organizzazione ed esposizione della merce (giornali e riviste);

Considerato che attraverso le edicole del circuito di Grandi Stazioni viene venduto e/o diffuso circa il 6% di tutto il prodotto editoriale nazionale, è evidente la delicatezza della questione;

interroga la Giunta Regionale per sapere:

- se è a conoscenza della situazione in essere;

- quali iniziative intende promuovere per salvaguardare al tempo stesso queste piccole attività di gestione e un maggior livello di pluralismo possibile;

MARIO LUPI

La Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, organizzata dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, ha avuto indiscutibilmente un merito di primaria importanza: aver riunito non solo fisicamente ma anche idealmente la comunità scientifica, tecnica, politica e amministrativa nazionale, e infine la stessa comunità nazionale nel suo complesso, intorno all’urgenza di affrontare con decisione l’enorme sfida dei cambiamenti climatici, sia sul versante dell’adattamento che su quello della rimozione delle cause. Una autentica levata delle coscienze e una mobilitazione delle intelligenze sulla situazione che, insieme al declino delle fonti energetiche tradizionali, rappresenta allo stesso tempo un enorme ostacolo e una straordinaria opportunità. Le evidenze accumulate fino a oggi, e con un crescendo impressionante negli ultimi mesi, sull’accelerazione delle trasformazioni climatiche dal livello globale a quello regionale e locale, non lascia più dubbi sulla realtà degli impatti sugli ecosistemi, le società, l’economia e la vita stessa di intere popolazioni. Se la calotta polare della Groenlandia si va sciogliendo a velocità superiore a ogni previsione, il ghiaccio artico si limita ormai, in estate, a una modesta frazione dell’area occupata soltanto venti anni fa, gli uragani e i tifoni assumono regolarmente intensità inaudite e provocano danni irreparabili, i monsoni colpiscono Asia meridionale e Africa con furia distruttiva, riducendo - insieme a siccità sempre più ricorrenti e insistenti - le aree coltivabili, l’Italia non se la passa meglio. La temperatura, nel nostro Paese, infatti, aumenta a velocità superiore a quella globale, l’incremento della variabilità climatica estiva rende inaffidabile qualsiasi programmazione agricola ed energetica fondata sugli schemi classici, contribuendo ad aggravare una serie di patologie e la piaga degli incendi, le risorse idriche superficiali si riducono del 10% ogni decennio, minacciando la stessa vita di fiumi un tempo sufficientemente regolari, e i ghiacciai alpini, insostituibili riserve di acqua per l’area più popolata e produttiva del Paese, sono ridotti a un penoso lascito di tempi definitivamente superati. Essendo tutte queste evidenze state raccolte, documentate ed elaborate dall’ONU attraverso l’IPCC, il pannello di scienziati da esso coordinato, nonché da numerosi e brillanti scienziati italiani, la Conferenza nazionale si era coerentemente posta l’obiettivo di fornire risposte praticabili alla fondamentale esigenza di “adattamento”, obiettivo concretizzato nella elaborazione delle prime “tredici azioni per l’adattamento sostenibile”, e nel “manifesto per il clima” con le sue cinque urgenze. Accanto alle misure di adattamento, la combinazione della necessità di abbattere le emissioni clima-alteranti e della urgenza di garantire approvvigionamenti energetici sostenibili e competitivi, impone il superamento del modello energetico basato sulle fonti fossili, attraverso il ricorso diffuso e su larga scala alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, passando per il sostegno alla ricerca inter-disciplinare e al trasferimento tecnologico, anche nell’ambito dei rapporti internazionali, in questi amplissimi settori. Incalzata dai settori più avanzati e illuminati del mondo scientifico e intellettuale nazionale, da settori industriali e finanziari consolidati o in rapida espansione, che hanno scommesso e stanno impegnando intelligenze e ingenti risorse nelle fonti rinnovabili, infine dalla pressione delle Istituzioni Europee, la politica italiana ha preso lentamente coscienza del problema, e oggi apparentemente si ritrova sulla linea dell’urgenza, per fare molto e presto; tuttavia le resistenze e i cedimenti alle lobby settoriali più retrive minacciano continuamente, anche attraverso l’erosione delle risorse, di rendere vano ogni sforzo. Il presente documento intende esprimere il sostegno e l’impegno dei sottoscritti rappresentanti del mondo scientifico e accademico, industriale, dei servizi, delle associazioni, della società civile, per l’attuazione prioritaria e urgente delle misure scaturite dalla Conferenza nazionale sui Cambiamenti Climatici, per il consolidamento e l’estensione delle politiche di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, per il rispetto integrale del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo del rinnovamento, della sicurezza e del benessere del Paese.

PRIMI FIRMATARI:

  • Alberto Asor Rosa, Professore di Letteratura all’Università “La Sapienza” di Roma, Coordinatore dei Comitati toscani per la difesa del territorio
  • Giampiero Maracchi, Professore Universitario, Direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR
  • Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana
  • Giovanni Menduni, Professore Universitario, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno
  • Ugo Bardi, Professore di Chimica all’Università di Firenze, Presidente di ASPO Italia
  • Claudio Margottini, Ricercatore APAT, Consigliere del Ministro dell’Ambiente per la Difesa del Suolo
  • Francesco Meneguzzo, Ricercatore CNR, Membro esperto della Commissione Bioenergie al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

 

Novartis affermava che la legge indiana – che consente entro certi limiti la produzione di versioni generiche di alcuni medicinali essenziali - non rispetta le regole fissate dall'Organizzazione Mondiale del Commercio. Ma queste lamentale lamentele sono state giudicate prime prive di fondamento dall'Alta Corte di Chennay.

La sentenza della Corte indiana è un grande sollievo per tutti i medici e i pazienti che nei Paesi in via di sviluppo dipendono dagli equivalenti generici e di qualità d e i farmaci salva-vita prodotti in India a prezzi accessibili per i Paesi più poveri.

Fabio Roggiolani (resp. naz. ufficio del programma dei Verdi) commenta positivamanete questa notizia: “sono felicissimo di questa sentenza; nei mesi scorsi a più riprese volevamo partire con azioni contestative della Novartis che in Toscana ha accordi pubblici di collaborazione con la Regione e contemporaneamente gioca un ruolo fondamentale nella partita dei vaccini a livello internazionale. Abbiamo atteso proprio la sentenza aderendo in massa alla petizione internazionale ora attendiamo conferma che Novartis non ricorrerà in appello contro la sentenza che è davvero un segno di grande speranza per miliardi di esseri umani.

Nonostante ogni giorno sentiamo opprimente il peso di una umanità sottomessa alla morte per fame e di una terra in piena crisi ecologica questa sentenza è un segno di speranza che ci induce a proseguire il nostro impegno politico per dare un futuro a chi futuro in questo momento non ne ha.”

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