“Quanto alle prospettive dell’uso del carbone per la produzione energetica, da documenti, dichiarazioni e atti ufficiali del ministero emerge in modo chiarissimo il nostro indirizzo: stare dentro all’evoluzione industriale garantendo nuovi investimenti senza che questo corregga significativamente il mix nazionale in direzione del carbone”. È quanto precisato in una nota dell’Ufficio stampa del ministero dello Sviluppo economico, inviata al Corriere della Sera del 15/9, in riferimento ad un articolo che avrebbe riportato in maniera non corretta il pensiero del ministro Bersani nel corso della Conferenza sul Clima (v. Staffetta e Carbone Informazioni 14/9).

Dalle suddette precisazioni e da un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, in cui Bersani ha fatto sapere che “il carbone deve rimanere grossomodo al 15%” del mix”, si ricaverebbe che non vi saranno ostacoli al completamento dei progetti di riconversione in corso e potenziamento a carbone (Torre Valdaliga Nord e Vado Ligure), nonché alla realizzazione di nuove centrali (Porto Tolle, Piombino-Tor del Sale, Rossano Calabro), purché in quest’ultimo caso la produzione elettrica da carbone rientri sempre nella quota del 15% del mix di combustibili.

I temi dell'equità, da sempre propri dei Verdi, ci fanno sostenere che tutti i popoli hanno diritto allo sviluppo. La questione da dibattere è quale sviluppo.

Le questioni della giustizia ci fanno sostenere che i paesi del sud del mondo, in particolare quelli a reddito basso e medio-basso, non devono continuare ad essere la discarica tecnologica (e non solo) del nord ricco.

Altro tema sostanziale è quello delle risorse (in primo luogo fossili, ma indirettamente anche rinnovabili). Il nord del mondo usa la stragrande maggioranza delle risorse disponibili, che però sono localizzate per lo più nei paesi del sud (tutte meno il carbone), appropriandosene attraverso l'innesco di conflitti e/o applicando i dettati del neo-colonialismo più bieco.

I paesi del sud non potendo permettersi il lusso di acquistare petrolio si trovano, di fatto, in un gap energetico che non blocca lo sviluppo tradizionalmente inteso. L'utilizzo delle rinnovabili - ed in quei luoghi la fonte è sempre particolarmente favorevole - può costituire la grande rivoluzione del millennio, consentendo contemporaneamente di gettare le basi per uno sviluppo sinceramente sostenibile e garantendo quella flessibilità e quella “delocalizzabilità” che impongono la democrazia energetica (gestione a livello di villaggio) base per la democratizzazione spontanea ( e non importata dal nord) di paesi troppo spesso oppressi da presidenti/padroni. Gabin occuperà circa 20 minuti con un suo spettacolo in chiave Griot (i cantastorie animisti dell'Africa sub-sahariana) durante il quale reciterà e canterà dell'inscindibile legame uomo-natura (gli avi sono la natura, ma la terra, gli alberi, il sole, il fiume, il mare, ecc., sono gli avi).

Partecipano Stefano Boco, sottosegretario di Stato alle politiche agricole, esperto di cooperazione internazionale; Ndjock Ngana (Camerun) scrittore, presidente Associazione Kel'Lam onlus, Simon Mengustu (Eritrea) presidente Ass. Comunità Eritrea della Toscana, Salvo Mazzola, ingegnere esperto in programmi di cooperazione per lo sviluppo delle energie rinnovabili e Gabin Dabire (Burkina Faso), musicista, esperto in cooperazione in campo sanitario.

Coordina: Fabio Roggiolani, Presidente dell'Ufficio nazionale del programma della Federazione dei Verdi.

Saranno presenti rappresentanze delle ambasciate del Burkina Faso e dell'Eritrea.

Curatore della serata è Sauro Valentini.

Quando: sabato 15 settembre alle 18

Dove: Vivere In Verde - Festa Del Sole, Lungotevere Della Farnesina - Ponte Sisto – Lato Piazza Trilussa

Questo l’impegno annunciato dai Verdi nel corso dell’incontro di venerdì 14 ottobre - a Roma alla Festa del Sole - con grandi e piccoli attori del mercato energetico.

Erasmo Venosi, responsabile del Patto per il Clima nel Nord Italia, Maurizio Zammataro, capo della segreteria tecnica del gruppo Verdi-PdCI al Senato e Francesco Meneguzzo, responsabile innovazione ed energia dell’Ufficio nazionale del programma dei Verdi, hanno così annunciato le prossime battaglie del “Sole che ride” a partire dalla legge finanziaria.

Sostenere i gruppi di acquisto significherà infatti permettere ai cittadini migliori condizioni nelle forniture di energia, anche proveniente da fonti rinnovabili.

Consentire alle Pubbliche Amministrazioni di accedere a mutui e finanziamenti per migliorare l’efficienza energetica e produrre energia da fonti rinnovabili senza intaccarne il patto di stabilità consentirà una svolta nel risparmio di energia fossile, un grande beneficio per le finanze pubbliche e un balzo in avanti per l’economia delle fonti rinnovabili.

Quando poi ci si mettono operatori come Sorgenia, che propone insieme alle forniture di elettricità e gas anche programmi di risparmio energetico, oppure la pisana Energetic e la veronese AGSM, con offerte trasparenti e tariffe costanti di anno in anno, emerge il valore della liberalizzazione in tutta la sua potenzialità.

Anche il nostro Paese finalmente comincia a divincolarsi dall’abbraccio asfissiante dei monopolisti dell’energia ENEL e ENI.

LE PRIME 13 AZIONI PER L’ADATTAMENTO SOSTENIBILE

Dalla Conferenza Nazionale sul Cambiamento Climatico e dai lavori preparatori emergono alcune indicazioni per l’azione prioritaria del Ministero dell’Ambiente. Il Ministero si impegna a farsi promotore di una politica vasta e coordinata con i ministeri competenti.

1. Avviare una vasta opera di ricerca e conoscenza delle maggiori criticità connesse agli effetti del cambiamento climatico; impegnarsi nella preparazione di un rapporto annuale sul monitoraggio dei cambiamenti climatici e dei loro effetti sull’ambiente, sulla salute dei cittadini, sull’economia; coinvolgere in maniera vasta il mondo della ricerca e dell’università.

2. Confermare ed espandere il sistema di incentivi per il risparmio energetico nel settore residenziale; avviare un programma di sostegno per la bioedilizia, definendo normative che ne permettano lo sviluppo, con l’obiettivo di integrare le azioni di riduzione di gas serra con quelle di adattamento al clima che cambia.

3. Impegnarsi nell’incentivazione di nuove forme di consumo compatibile con le esigenze dell’adattamento climatico, a cominciare dalla promozione dell’etichettatura idrica di beni e prodotti.

4. Adeguare la gestione delle risorse idriche al cambiamento climatico. Avviare azioni volontarie di risparmio di acqua per l’agricoltura attraverso un patto con le organizzazioni agricole; evitare lo sfruttamento delle falde in prossimità delle zone umide di grande valore naturalistico; conservare l'acqua e distribuirla senza sprechi.

5. Rispondere all'impatto dei cambiamenti climatici sull'agricoltura. Difendere i prodotti tipici italiani, sostenendo l’agricoltura di qualità e l’agricoltura biologica, incentivando colture tradizionali resistenti alla minore disponibilità di acqua, sostenendo la coltivazione delle foreste manutenzione del territorio.

6. Mettere in sicurezza le coste italiane. Adeguare le regole urbanistiche sulla linea di costa, ripensare alle infrastrutture portuali, alle reti di trasporti, alla localizzazione di impianti di produzione di energia in relazione alla variazione della linea di costa; ripristinare le dune costiere e le zone umide.

7. Rispondere all'atteso aumento della frequenza e gravità degli eventi estremi sistemando e rimettendo in sicurezza le aree a maggior rischio idrogeologico. Applicare le norme di sicurezza per le costruzioni nelle zone di espansione dei fiumi e nelle aree a rischio frana e valanga, riforestare le aree a bassa copertura vegetale con l’obiettivo di mitigare gli effetti del riscaldamento climatico e di adattare il territorio ai rischi indotti (difesa suolo, desertificazione);

8. Provvedere a un’azione di gestione sostenibile delle risorse marine; avviare meccanismi per lo sviluppo della pesca sostenibile; mettendo a punto un piano di recupero della risorsa fiume, coordinando le azioni di salvaguardia dell’ecosistema e la gestione della risorsa idrica.

9. Pensare alla montagna: incoraggiare un turismo meno legato alle esigenze sciistiche, più consapevole del patrimonio naturalistico. Puntare alla riqualificazione delle aree sciistiche, sottoporre la realizzazione di nuove infrastrutture alla verifica della fattibilità e della convenienza economica.

10. Inserire nelle strategie sanitarie la variabile dei nuovi rischi collegati al clima sia per quanto riguarda la localizzazione che il funzionamento delle strutture sanitarie

11. Mettere a punto di un sistema ancora più efficiente di early warning meteoclimatico nelle aree a maggior rischio alluvioni e frane, per intervenire preventivamente là dove già si sa che le emergenze si produrranno

12. Aumentare il livello di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini nelle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; lanciare iniziative di sensibilizzazione e partecipazione democratica con la realizzazione di un Climate Day, da effettuarsi nel giorno della ratifica del Protocollo di Kyoto (16 febbraio).

13. Realizzare forme di incentivi ambientali per il lavoro e le imprese anche in relazione alle nuove norme della contabilità ambientale.

MANIFESTO PER IL CLIMA

Un New Deal per l’adattamento sostenibile e la sicurezza ambientale

Conclusioni Conferenza Nazionale Cambiamenti Climatici

Roma, 12 e 13 settembre 2007

I cambiamenti climatici costituiscono un problema nazionale. Le strategie per contrastarli vanno considerate prioritarie per l’iniziativa del Governo e per l’integrazione delle azioni di riduzione delle emissioni di gas serra e delle azioni di adattamento sostenibile nelle politiche sociali, economiche, finanziarie, agricole e territoriali. Queste azioni possono e devono rappresentare anche un importante volano per l’occupazione. La sicurezza, il benessere e la qualità della vita dei cittadini italiani di oggi e domani dipendono dalla salute del pianeta e del suo clima. Il Ministero dell’Ambiente e per la Tutela del Territorio e del Mare entro il 2008 definirà una strategia nazionale per l’adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici e per la sicurezza del territorio.

1. In base ai risultati della Conferenza Nazionale, coerentemente con le strategie delineate in sede Nazioni Unite (in particolare la Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici– UNFCC) e con quelle delineate in sede di Unione Europea, è necessario sviluppare politiche concrete di mitigazione dei cambiamenti climatici rispettando gli impegni assunti e lavorando nelle opportune sedi internazionali per più significative riduzioni dell’emissione di gas climalteranti, avviando contestualmente iniziative concrete a favore del risparmio, dell’efficienza energetica e dell’utilizzo di fonti rinnovabili sostenibili.

Si deve, innanzitutto, attuare il protocollo di Kyoto entro il 2012 e, nell’ambito della prossima rinegoziazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti, procedere alle ulteriori riduzioni delle emissioni di gas serra indicate dall’Unione Europea, pari ad almeno il 20% entro il 2020 (che auspichiamo diventi del 30% come previsto dalla UE, nel quadro di un accordo globale) e al 60% entro il 2050, coerentemente con le indicazioni dell’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC).

2. E’ necessario coordinare le misure di mitigazione con quelle di adattamento al cambiamento climatico, integrando da subito queste ultime nelle politiche settoriali di sviluppo economico, nella legislazione e nei programmi di finanziamento delle grandi opere, prevedendo azioni immediate di adattamento che possono già oggi essere avviate in Italia, a partire dalle politiche riguardanti:

o la protezione degli ecosistemi e della biodiversità (terrestre e marina)

o la gestione del suolo e delle coste;

o la gestione delle risorse idriche,

o la tutela sanitaria della popolazione.

o l’agricoltura e lo sviluppo rurale,

o l’industria e l’energia,

o il turismo.

In questo contesto assumono priorità la concreta attuazione di alcuni strumenti normativi, tra i quali:

a) la Direttiva Quadro Acque 2000/60 (risorse idriche)

b) la Direttiva Habitat 92/43/CEE e Direttiva Uccelli 79/409/CEE (biodiversità)

c) la della Convenzione Internazionale per la protezione delle Alpi

d) il sistema contabilità nazionale ambientale (legge delega)

e il completamento del percorso di riforme delle norme sulla valutazione ambientale, soprattutto per quanto riguarda l’ integrazione della Valutazione Ambientale Strategica nei nuovi piani.

3. E’ necessaria la definizione immediata di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che veda impegnato l’intero Governo, le istituzioni locali e territoriali e le parti sociali, connesso e integrato con l’avvio o la concreta implementazione dei due piani previsti dalle due grandi Convenzioni internazionali:

- il Piano nazionale per la biodiversità, con particolare riferimento al ripristino ecologico e alla deframmentazione;

- il Piano nazionale di lotta alla siccità e alla desertificazione;

Inoltre, in un’ottica di piena sostenibilità ambientale, il Piano dovrà comprendere le migliori strategie di intervento per:

- la difesa del suolo;

- la gestione integrata delle coste;

- l’adattamento del turismo in Italia;

- la gestione delle risorse idriche;

- un programma nazionale di partecipazione, informazione, sensibilizzazione dei cittadini sui cambiamenti climatici.

La complessità del tema dei cambiamenti del clima e delle sue interconnessioni con gli aspetti di sviluppo socio-economico nazionale e con gli aspetti internazionali (legati alle politiche europee e all’attuazione delle direttive comunitarie, così come alle politiche extraeuropee e alle relazioni internazionali), richiede che il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici sia coerente con le strategie di mitigazione e le iniziative di ricerca sui cambiamenti climatici e la formazione.

L’ esigenza di sviluppare strategie e piani di adattamento ai diversi livelli territoriali richiede la disponibilità, per le amministrazioni di tali ambiti, di dati, informazioni e documentazione, nonché la predisposizione di rapporti periodici sullo stato di attuazione delle iniziative. Per conseguire queste finalità e’ opportuno attribuire, sul modello tedesco, all’Agenzia per la Protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) le funzioni di centro di competenza sugli impatti e sull’ adattamento ai cambiamenti climatici.

4. Devono inoltre essere promosse iniziative per assistere i paesi in via di sviluppo nella programmazione e nella attuazione di piani di adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici anche al fine di prevenire squilibri sociali. Per favorire la sostenibilità nelle politiche di adattamento è opportuno proporre l’istituzione di un Fondo europeo di adattamento che possa supportare le iniziative di assistenza ai paesi in via di sviluppo, con particolare attenzione a quelli del bacino mediterraneo.

5. Si auspica che gli impegni del governo italiano per integrare le logiche di adattamento ai cambiamenti climatici all’interno delle politiche generali e settoriali possano essere conseguiti entro un arco temporale di tre anni. Per monitorare i progressi, così come per adeguare le politiche al ritmo incalzante del mutamento climatico, si auspica la convocazione della Conferenza Nazionale sull’adattamento ai cambiamenti climatici con una cadenza che segua almeno quella dei rapporti dell’Ipcc e che preveda sessioni di aggiornamento.

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