Partito con tutta calma, come applicazione di lusso per le prime imprese spaziali, il fotovoltaico è sceso nell'arena industriale solo negli anni Novanta, quando le preoccupazioni per il cambiamento climatico hanno cominciato ad assumere concretezza drammatica. Secondo previsioni condivise da importanti compagnie petrolifere, arriverà all'appuntamento con il dimezzamento delle emissioni serra fissato per il 2050 presentandosi come uno dei protagonisti della riconversione energetica: da oggi al 2030, grazie alla trasformazione diretta dell'energia solare in elettricità, si eviterà di sparare in cielo 6,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, quello che emette la Cina in un anno.

Il timone di quest'industria nascente resterà nelle mani dei paesi di vecchia e nuova industrializzazione, ma una quota importante di clienti del fotovoltaico sarà localizzata nei paesi più poveri. Nello scenario al 2030, 2,9 miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo useranno l'energia solare, saltando così l'ostacolo prodotto dalla mancanza di una rete elettrica capillare.

"Purtroppo l'Italia ha pensato bene di uscire da questo mercato proprio nel momento in cui stava decollando", ricorda Giuseppe Onufrio, responsabile delle campagne di Greenpeace. "Nel 1996 eravamo al quarto posto mondiale. Quando è stata inaugurata la centrale di Serre Persano, all'epoca la più grande del mondo, il 70 per cento dei pannelli erano tecnologia italiana e il restante 30 per cento rappresentava un campionario della concorrenza che doveva servire a progredire ancora. Invece è arrivato improvviso l'alt: abbiamo smantellato l'industria fotovoltaica e quella eolica proprio quando partiva il business".

Con gli incentivi per il fotovoltaico e il solare obbligatorio nelle nuove case, nei mesi scorsi il vento è cambiato e l'Italia prova a tornare in pista come attore industriale sulla scena delle fonti rinnovabili. Recuperare il distacco rispetto alla volata giapponese, tedesca, californiana, non sarà facile, ma il boom del mercato sta creando spazi sempre più ampi.

Nel 2006 la potenza fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto i 6.500 megawatt, ancora una goccia nel mare del fabbisogno elettrico, ma comunque oltre cinque volte più dei 1.200 megawatt installati nel 2000. Nel 2030 questo incremento progressivo farà sì che il 9,4 per cento della richiesta elettrica globale sia soddisfatta grazie ai pannelli fotovoltaici.

I prezzi infatti scendono rapidamente: tra il 2005 e il 2007 i costi dell'elettricità nell'Europa dei 27 sono aumentati del 16 per cento mentre i prezzi del fotovoltaico continuavano la corsa verso il dimezzamento previsto per il 2020. E la crescente incertezza dello scenario energetico incoraggia l'uso di una tecnologia che diminuisce la dipendenza dall'estero, è estremamente flessibile, ha bisogno di scarsa manutenzione ed evita le incognite legate alla costruzione dei grandi impianti.

“Che i lavavetri talvolta abbiano comportamenti di disturbo verso i cittadini non c’è dubbio, così come non c’è dubbio che i lavavetri spesso rappresentino un pericolo per loro stessi rischiando di finire investiti o colpiti da un’insolazione”. “Tuttavia riteniamo spropositate le pene previste dall’ordinanza e soprattutto le riteniamo inutili e frutto di un disegno tutto di strumentale pubblicità politica alla ricerca di facile consenso: il rischio è di non distinguere tra chi criminalmente gestisce il racket dell’immigrazione e chi cerca di sbarcare il lunario per pochi euro, tra lavavetri “per bene” e persone violente”. “Ulteriore rischio è di dare seguito ad una politica “spettacolo” fatta di annunci che raramente ottiene risultati: chi si ricorda dell’ordinanza che proibiva di sedersi sugli scalini del Duomo od il quotidiano gioco a guardie e ladri tra vigili e venditori abusivi?” “L’ordinanza quindi va discussa seriamente tra i rappresentanti dei cittadini e nel frattempo ci auguriamo che l’umanità e l’intelligenza delle forze dell’ordine sappiano fare quelle distinzioni che il provvedimento non contiene”.

 

Duccio Braccaloni e Sandra Giorgetti - Portavoce comunali Verdi Firenze

Gianni Varrasi - capogruppo Verdi Comune di Firenze

Mauro Romanelli e Daniela Morra - Portavoce Regionali Verdi Toscana

Fabio Roggiolani - Consigliere Regionale Verdi

Le condizioni delle città italiane sono mediamente fra le peggiori d'Europa. Roma è la città più sporca dell'emisfero occidentale (se si esclude Napoli). Il centro storico di Firenze ha preso l'aspetto e le abitudini di un suk arabo (oddio, che lapsus!). Bologna non riesce a risollevarsi dalla grigia, spenta aura guazzalocchiana.

.Milano, un tempo capitale morale e culturale d'Italia, sembra un sobborgo di Rogoredo. Napoli, appunto, è sommersa dall'immondizia. Ovunque, ogni giorno, ci si deve confrontare con degrado e speculazione del territorio e dell'ambiente, di cui spesso le amministrazioni locali sono complici. Questo sì che sarebbe un tema interessante per una grande inchiesta: il confronto, su valori ben accertati (pulizia, servizi, trasporti, traffico, sanità, ecc.), tra le più importanti città italiane e, poniamo, Parigi, Londra, Berlino, Zurigo, Bruxelles e Madrid. Vediamo sul serio a che punto le cose sono. Perché allora cominciare a prendersela proprio con i lavavetri di strada? Per due motivi, credo. Innanzitutto, perché quando io vado a caccia di mosche a casa mia con il giornale arrotolato (retaggio, me ne rendo conto, di abitudini antiche, sorpassate dalle alte tecnologie contemporanee), meno tali fendenti che il mio cane spaventato corre in un'altra stanza: lui crede che sia scoppiata la Terza Guerra Mondiale.

Nello stesso modo si comportano i sindaci di casa nostra (come me; non come il mio cane). Menano fendenti sulle mosche: così il pubblico si distrae e non pensa ad altro. In secondo luogo, perché l'ordinanza costituisce un piccolo ma significativo passo avanti nella realizzazione di quella ormai onnipresente costituzione materiale, che sta alla base del PUCD = Partito Unico del Conformismo Dominante. Per forza che la maggioranza, la grande maggioranza, sta con l'ordinanza del Comune di Firenze: mettete insieme la quasi totalità dell'elettorato di centrodestra con la maggioranza di quello di centrosinistra, e avrete questa spaventosa miscela di conformismi, questo incontro di volontà armate, che, invece di confrontarsi e scontrarsi, come sarebbe giusto, beatamente si incontrano e si sommano sui principi fondamentali, il più importante dei quali dice: per favore, preferirei non essere disturbato. Resta solo da chiarire quale sarà il prossimo soggetto disturbante (ma non c'è che l'imbarazzo della scelta: il Pucd, perciò, ha possibilità infinite davanti a sé). Naturalmente — voglio dirlo proprio solo alla fine, perché tanto so che i miei interlocutori sono del tutto insensibili a questo tipo di argomento —, a me fa impressione anche che, nella catena infinita dei problemi, i nostri amministratori comincino esattamente dagli ultimi (ultimi in tutti i sensi: in ordine di importanza; e dal punto di vista della miserabilità della condizione umana dei soggetti interessati). Ma questo è un riflesso condizionato d'ordine morale: cosa d'altri tempi, e non mette neanche conto parlarne.

P.S. So benissimo che Pierluigi Battista è abituato alle distinzioni e alla complessità dei problemi; perciò mi stupisco che da qualche tempo a questa parte usi categorie troppo generali, la cui correttezza mi pare ormai poco fondata. «Intellettuali di sinistra»? Mi pare che la categoria non esista più: almeno da quando si è totalmente svuotata o perlomeno fortemente indebolita e confusa quella di «politici di sinistra». Comunque io ne sono uscito volontariamente da almeno un decennio, da quando ho scoperto che stare nello stesso contenitore con altri intellettuali che si definivano in qualche modo di sinistra, non era più commendevole. Quindi, faccio da me. Del resto, come è noto, chi fa da sé fa per tre. O almeno lo spero.

Le evidenze accumulate fino a oggi, e con un crescendo impressionante negli ultimi mesi, sull’accelerazione delle trasformazioni climatiche dal livello globale a quello regionale e locale, non lascia più dubbi sulla realtà degli impatti sugli ecosistemi, le società, l’economia e la vita stessa di intere popolazioni.

Se la calotta polare della Groenlandia si va sciogliendo a velocità superiore a ogni previsione, il ghiaccio artico si limita ormai, in estate, a una modesta frazione dell’area occupata soltanto venti anni fa, gli uragani e i tifoni assumono regolarmente intensità inaudite e provocano danni irreparabili, i monsoni colpiscono Asia meridionale e Africa con furia distruttiva, riducendo - insieme a siccità sempre più ricorrenti e insistenti - le aree coltivabili, l’Italia non se la passa meglio.

La temperatura, nel nostro Paese, infatti, aumenta a velocità superiore a quella globale, l’incremento della variabilità climatica estiva rende inaffidabile qualsiasi programmazione agricola ed energetica fondata sugli schemi classici, contribuendo ad aggravare una serie di patologie e la piaga degli incendi, le risorse idriche superficiali si riducono del 10% ogni decennio, minacciando la stessa vita di fiumi un tempo sufficientemente regolari, e i ghiacciai alpini, insostituibili riserve di acqua per l’area più popolata e produttiva del Paese, sono ridotti a un penoso lascito di tempi definitivamente superati.

Essendo tutte queste evidenze state raccolte, documentate ed elaborate dall’ONU attraverso l’IPCC, il pannello di scienziati da esso coordinato, nonché da numerosi e brillanti scienziati italiani, la Conferenza nazionale si era coerentemente posta l’obiettivo di fornire risposte praticabili alla fondamentale esigenza di “adattamento”, obiettivo concretizzato nella elaborazione delle prime “tredici azioni per l’adattamento sostenibile”, e nel “manifesto per il clima” con le sue cinque urgenze.

Accanto alle misure di adattamento, la combinazione della necessità di abbattere le emissioni clima-alteranti e della urgenza di garantire approvvigionamenti energetici sostenibili e competitivi, impone il superamento del modello energetico basato sulle fonti fossili, attraverso il ricorso diffuso e su larga scala alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, passando per il sostegno alla ricerca inter-disciplinare e al trasferimento tecnologico, anche nell’ambito dei rapporti internazionali, in questi amplissimi settori.

Incalzata dai settori più avanzati e illuminati del mondo scientifico e intellettuale nazionale, da settori industriali e finanziari consolidati o in rapida espansione, che hanno scommesso e stanno impegnando intelligenze e ingenti risorse nelle fonti rinnovabili, infine dalla pressione delle Istituzioni Europee, la politica italiana ha preso lentamente coscienza del problema, e oggi apparentemente si ritrova sulla linea dell’urgenza, per fare molto e presto; tuttavia le resistenze e i cedimenti alle lobby settoriali più retrive minacciano continuamente, anche attraverso l’erosione delle risorse, di rendere vano ogni sforzo.

Il presente documento intende esprimere il sostegno e l’impegno dei sottoscritti rappresentanti del mondo scientifico e accademico, industriale, dei servizi, delle associazioni, della società civile, per l’attuazione prioritaria e urgente delle misure scaturite dalla Conferenza nazionale sui Cambiamenti Climatici, per il consolidamento e l’estensione delle politiche di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, per il rispetto integrale del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo del rinnovamento, della sicurezza e del benessere del Paese.

PRIMI FIRMATARI:

Alberto Asor Rosa, Professore di Letteratura all’Università “La Sapienza” di Roma, Coordinatore dei Comitati toscani per la difesa del territorio

Fabio Roggiolani, Presidente della Commissione Sanità al Consiglio Regionale della Toscana

Ugo Bardi, Professore di Chimica all’Università di Firenze, Presidente di ASPO Italia

Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana

Giovanni Menduni, Professore Universitario, Segretario General dell'Autorità di Bacino del Fiume Arno

Claudio Margottini, Ricercatore ENEA, Consigliere del Ministro dell’Ambiente per il Rischio Idrogeologico, APAT

Francesco Meneguzzo, Ricercatore CNR, Membro esperto della Commissione Bioenergie al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

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