La liberalizzazione del mercato energetico, che si dice ormai virtualmente completa anche nel nostro Paese, offre per un verso enormi opportunità. Questo sia per le imprese che per gli utenti civili, pubblici, e imprenditoriali. Purtroppo all’ombra degli incombenti monopoli, rischia di risolversi in alternative di nicchia, le cui condizioni economiche, soprattutto per i piccoli e medi utenti finali, finiscono per essere determinate dallo strapotere dei vecchi potentati energetici.

Questa complessa materia, di immediato interesse per l’intera comunità nazionale e in fase di ulteriore definizione, sarà oggetto della striscia-dibattito di venerdì 14 settembre, presso lo spazio “Vivere in Verde” della Festa del Sole.

Francesco Meneguzzo, responsabile tecnico innovazione ed energia nell’Ufficio nazionale del Programma dei Verdi, coordinerà l’incontro di protagonisti della liberalizzazione energetica italiana: grandi e piccoli “campioni” cui i Verdi guardano – in chiave anti-monopolistica - con estrema attenzione.

SORGENIA SpA, rappresentata dal Direttore Generale Ing. Riccardo Bani, al centro di una rete di gruppi industriali e imprese impegnate nella produzione diretta di energia elettrica, in cui spicca per l’elevata efficienza e il contributo delle fonti rinnovabili, l’importazione di gas naturale da diverse fonti, la vendita di elettricità e gas a centinaia di migliaia di utenti del mercato libero, attualmente fino alle Partita IVA e nel prossimo futuro anche agli utenti civili residenziali. Le offerte si distinguono per adattamento ai diversi segmenti di mercato, per innovazione e per l’integrazione di soluzioni dedicate all’efficienza energetica.

ENERGETIC SpA, rappresentata dal Dott. Luca Seravalli, nasce con lo scopo di acquistare, importare e vendere il gas naturale per continuare a fornire energia alle attività industriali e per i consumi domestici dei cittadini, nello spirito di continuità nel servizio attuato fino ad oggi. In più, Energetic, attiva su base territoriale e in rapida crescita, pratica tariffe particolarmente interessanti in un quadro di completa trasparenza.

Gruppo AGSM, basato a Verona ma in grado di offrire servizi di vendita di energia elettrica e di gas sul territorio nazionale. Unisce a una rilevante capacità produttiva - in cui spicca il contributo delle fonti rinnovabili - un ampio ventaglio di offerte interessanti (e particolarmente trasparenti) per tutte le categorie di utenti.

Da rilevare l’importante partecipazione all’incontro di Erasmo Venosi, grande esperto delle materie energetiche e ambientali, nonché responsabile del Patto per il Clima nel Nord Italia.

Tra gli argomenti di discussione l’impegno a promuovere l’associazione degli utenti civili, della piccola e media utenza al fine di rafforzarne la posizione di mercato e la semplificazione dell’accesso al credito e ai finanziamenti tramite terzi delle pubbliche amministrazioni, finalizzati a servizi energetici volti all’efficienza. Elementi promossi dai Verdi nella recente conversione in legge del decreto 18 giugno 2007 n. 73, nonché l’idea di incentivare le fonti rinnovabili anche sul lato del consumo.

Quasi un anno fa - nell’ottobre 2006 - anche grazie alle informazioni ricevute attraverso l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, lanciammo l’allarme per la disponibilità di gas naturale nel successivo periodo invernale. Fin qui niente di particolarmente originale. La percezione si modificò radicalmente quando riuscimmo ad individuare con chiarezza il responsabile di quella situazione paradossale: l’ENI.

L’Ente, attraverso la controllata (al 100%!) STOGIT, manteneva la capacità di stoccaggio del gas a livelli insufficienti a far fronte a eventuali picchi di fabbisogno invernali; del tipo - per intendersi - delle prime settimane del 2006. Si parlava allora di contenziosi tariffari con la stessa Autorità, la cui mancata soluzione, ovviamente a favore di STOGIT, determinava il blocco delle attività nelle nuove concessioni di stoccaggio.

Fortunatamente, per un regalo del cielo, l’inverno scorso è stato particolarmente mite, e non si sono mai raggiunti picchi di consumo tali da eccedere le capacità di modulazione degli stoccaggi.

Non sempre avremo questa fortuna. Potremmo ritrovarci al freddo e al buio e - bene che vada - a respirare le esalazioni del gasolio con tutti i prezzi economici e sanitari .

Oggi, nel settembre del 2007, col primo pericolo scampato e il secondo in agguato, non è infatti cambiato niente. Si sono però aggiunti elementi importanti, integrati da determinanti informazioni ricevute dalla stessa Autorità energetica.

E’emerso - in particolare - che ENI è concessionaria di ben cinque pozzi di gas naturale praticamente esauriti. Persiste nell’estrazione di quantità irrisorie di materia prima in modo da mantenerli formalmente “produttivi” e quindi indisponibili per gli stoccaggi. Dovrebbe invece cederli a terzi - anche perché il sottosuolo è patrimonio indisponibile dello Stato - e una volta esaurita la concessione, riconsegnarli attraverso procedure trasparenti e anti-monopolistiche per essere riconvertiti verso altri scopi.

Oggi, per mezzo degli stoccaggi di modulazione è possibile coprire picchi di consumo fino a 350 milioni di metri cubi al giorno, contro una quantità massima necessaria di 500 milioni. La questione della sicurezza è tutta qui.

I cinque pozzi ormai esauriti, cui ENI è aggrappata nella speranza di strappare altre elemosine - che peraltro non permetteremmo mai - in che misura potrebbero contribuire alla sicurezza energetica del Paese? Per il 40%! Il quaranta per cento! Significa che facendo ricorso a questi soli cinque pozzi esistenti - e in teoria disponibili anche domani - non avremmo alcuna difficoltà a coprire il fabbisogno di un periodo invernale “siberiano”.

Invece, mentre i gasdotti esistenti e prossimi a entrare in esercizio non avranno difficoltà a coprire l’aumento dagli 86 miliardi di metri cubi l’anno attuali ai 100 miliardi previsti tra il 2010 e il 2012 e a dare anche quella eccedenza necessaria allo sviluppo della concorrenza, siamo presi nel vortice estenuante delle lotte, delle valutazioni e dei ricatti sui rigassificatori. Queste sono fonti di gas molto più costoso, come nell’inopportuno intervento di oggi l’Amministratore Delegato di ENEL, Fulvio Conti, per la prima volta è stato costretto ad ammettere. Si tratta di strutture costrette a essere enormi per poter sopravvivere economicamente, di impianti dall’approvvigionamento assai incerto, utili non tanto per aumentare l’offerta di gas, quanto per fungere da “stoccaggi” pronti (forse) a coprire e punte di consumo invernali.{mospagebreak}

Se si pensa che il gas naturale liquefatto potrebbe servire molto più utilmente per alimentare i veicoli, come fonte efficiente e pulitissima, piuttosto che essere trattato nei rigassificatori e spedito per la gran parte verso destinazione ignota, il quadro dei danni prodotti da ENI diventa sempre più dannatamente chiaro.

Una soluzione alternativa è stata proposta, quella di iniettare gas a pressione molto più alta nei pozzi di stoccaggio esistenti. Opzione prospettata - non a caso - da ENI (STOGIT) per i suoi pozzi. Peccato che all’aumentare della pressione aumentino tutti i rischi, e il nostro Ministero dell’Ambiente - ovviamente - si prende il tempo necessario per effettuare seriamente le dovute valutazioni. Ecco allora pronto nel cassetto l’improvvido rivolgimento delle colpe, lo stigma dell’infamia da addossare agli ecologisti perché non darebbero a tempo di record il via libera a un’operazione - quella degli stoccaggi ad alta pressione - avventurosa, inutile, pericolosa e monopolistica.

A questa situazione paradossale si aggiunge a questo punto la posizione del nostro ENEL, il secondo oligarca nazionale. Ostacolo da sempre a tutte le forme di produzione rinnovabile, oggi riesce ancora a sabotare con una scientifica azione di “guerriglia” - rallentando ad arte e sistematicamente il rilascio dei preventivi per le connessioni alla rete e gli stessi allacci, soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli - quelle decine di migliaia di famiglie e piccole imprese che hanno deciso di produrre in proprio l’energia di cui abbisognano (per esempio con il fotovoltaico, che i Verdi hanno reso centrale nella politica energetica nazionale).

L’Enel è incredibilmente rimasto monopolista anche dell’energia geotermica. In zone come il monte Amiata, enorme ricchezza per il Paese, sta definitivamente affossando questa straordinaria fonte energetica nelle fuoruscite tossiche e maleodoranti, pur di non affrontare il passaggio a nuove tecnologie perfettamente disponibili, molto più efficienti e soprattutto prive di emissioni.

Chiederemo quindi immediatamente un incontro all’Antitrust - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - per costringere soggetti privati a tutti gli effetti, particolarmente dannosi come gli “squali” ENI e ENEL a mollare la presa da patrimoni di tutti come le “trappole geologiche” ormai prive di gas (con le quali il nostro Paese potrebbe da domani mettersi al sicuro), la geotermia, il grande idroelettrico. Questo per permettere al nostro paese di emanciparsi da posizioni che sono di ostacolo allo sviluppo delle fonti rinnovabili, vera garanzia di sicurezza ed economicità.

L’amministratore delegato dell’ENEL Fulvio Conti ha deciso di fare politica, attaccando gratuitamente e in via esclusiva il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, addebitando al dicastero di Alfonso Pecoraro Scanio le responsabilità per la presunta insufficienza delle risorse energetiche.

Quale credibilità, caro Conti, ti è rimasta per occupare una poltrona di quel livello? Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare svolge semplicemente il suo lavoro. E’ suo dovere rivolgere finalmente l’adeguata attenzione alle priorità dell’ambiente, della salvaguardia della salute e della sicurezza. Sarai tu invece a dovertene andare, insieme al tuo collega e “maestro” Scaroni, causa della incredibile e disastrosa avventura petrolifera di Kashagan sul mar Caspio, scelte che rischiano di costare allo Stato Italiano molto più della più dura Legge Finanziaria degli ultimi decenni.

Fiera delle Utopie Concrete - Città di Castello, 11/13 Ottobre 2007

Comune di Città di Castello

in collaborazione con

Regione Umbria -Provincia di Perugia - Comunità Montana Alto Tevere Umbro - Camera di Commercio di Perugia e Castello Group - Sogepu - Sunerg Solar srl - 2E-Efficienza Energetica

Conflitti e Visioni

Verso un futuro ecologico

Programma

Presentazione

Quando ad una cena improbabile si sono seduti un ambientalista carismatico, un sindaco illuminato, un lea! der storico del movimento degli anni sessanta e un vitale assessore al l'ambiente per mettere in piedi la Fiera delle Utopie Concrete, nessuno aveva sentito parlare della sostenibilità, anche se il rapporto Brundtland "Our Common future" che mette al centro uno sviluppo capace di futuro era uscito nell'anno precedente. Era il 1988 e Alexander Langer propose di presentare a Città di Castello ogni anno "esperienze e soluzioni di una conversione ecologica dell'economia e della società".

La necessità di ripensare, ma più che altro di ristrutturare, il rapporto uomo-natura si è fatta più urgente negli anni che sono trascorsi. I cambiamenti climatici ne sono il segnale più pressante. Il discorso ecologico è arrivato nei centri del potere e mentre un già futuro presidente degli Stati Uniti con un promettente passato suona la campana della minaccia dell'effetto serra i movimenti ecologisti che si oppongono all'incenerimento dei rifiuti, alla costruzione delle mega opere infrastrutturali e alle centrali termoelet! triche a carbone vengono denunciati come i nuovi luddisti che bloccano la modernizzazione ecologica (o quasi) del paese.

La Fiera delle Utopie Concrete 2007 cercherà di mettere luce su questa caduta dalla grazia dei movimenti ecologisti, da nuovi guerrieri per un futuro di convivenza e pace con la natura ad agglomerazioni di piccoli borghesi che difendono il proprio orticello. NIMBY, not in my backyard, è diventata una formula denunciatoria per coloro che troppo poco si prendono a cuore il bene comune a favore della incolumità vera o presunta del proprio piccolo mondo. Ma chi, alla fine, porterà avanti la conversione ecologica dell'economia e della società? I politici illuminati? Le forze creative del mercato, come suggeriscono i fautori del capitalismo naturale? I movimenti, quelli buoni? Certo che il discorso ecologico, a 100 anni dalla nascita di Rachel Carson e 45 da quando la sua "Primavera silenziosa" segnalava l'inizio del mov! imento ecologista moderno, ha fatto molta strada arrivando al centro d ella società; ma è altrettanto vero che la visione di una conversione ecologica "socialmente desiderabile" e di una società ecologica sembrano più roba del passato che ispirazione per il futuro. Potrebbe quindi essere un buon momento per riflettere insieme nel seminario di venerdì 12 e sabato 13 ottobre, sui conflitti ambientali come ostacolo o forza creativa e sulle immagini della conversione ecologica oggi.

Nelle due conferenze di giovedì e venerdì mattina, 11 e 12 ottobre, si porterà avanti il discorso su "Altotevere Energia Sostenibile" verificando lo stato attuale del progetto e le sue prospettive mettendoli a confronto con esperienze europee significative. Al centro del dibattito sarà la presentazione della seconda parte del Piano Energetico Comprensoriale "Efficienza energetica ­ realizzare il potenziale" nonché il processo di mettere le attività nel territorio a favore della sostenibilità energetica in rete per costruire una ! "Comunità energetica" con una sua identità e capacità di agire.

L'invito è dal 11 al 13 ottobre a Città di Castello.

IV CONFERENZA TERRITORIALE "ALTOTEVERE ENERGIA SOSTENIBILE"

Agenzia Utopie Concrete e Comunità Montana Alto Tevere Umbro

GIOVEDÌ 11 OTTOBRE, ORE 9.30 13.00 CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

Piano Energetico Comprensoriale seconda parte "Efficienza energetica - realizzare il potenziale"

Coordina: Massimo Massetti, Assessore all'ambiente Comune di Città di Castello

Saluta: Sauro Cristofani, Assessore all'ambiente Provincia di Perugia

Introduce: Fernanda Cecchini , Sindaco di Città di Ca! stello

Il Piano Energetico Comprensoriale Altotiberino

Gianni Bidini, Università di Perugia

Progettare politiche di sostenibilità con le autorità locali

Jesse Putzel e David Pitcher, Energy Centre for Sustainable Communities, Londra

Un masterplan per le biomasse come strumento per attivare le capacità di interventi operativi

Michael Müller, Istituto per la gestione applicata del flusso dei materiali, Magonza

Il progetto integrato "Altotevere Energia Sostenibile

Mauro Severini, Presidente Comunità Montana Altotevere Umbro

Conclude: Gianpiero Bocci, Membro della Commissione ambiente della Camera dei Deputati (invitato)

VENERDÌ 12 OTTOBRE, ORE 9.30 ­ 13.00 CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

Gli enti locali e territoriali promuovono l'energia sostenibile: Quali sono gli spazi reali d'azione e quali gli ostacoli non-tecnologici?

Coordina: Federico Ciarabelli, Assessore all'ambiente Comune di Umbertide

Introduce: Lamberto Bottini, Assessore all'ambiente Regione Umbria

Le Comunità energetiche sostenibili in Europa

Karl-Ludwig Schibel, Agenzia Utopie concrete

La svolta energetica con la partecipazione dei cittadini

Eric Nussbaumer, ADEV, Svizzera

Luci e ombre per gli operatori del solare

Luciano Lauri , Sunerg Solar srl

Territorio modello Güssing ­ Autarchia energetica sulla base di risorse locali e uno sviluppo sostenibile del territorio

Reinha! rd Koch, Centro per le energie rinnovabili, Güssing

Il rego lamento edilizio come strumento normativo per promuovere l'energia sostenibile

Maurizio Zara, Agenzia Utopie concrete

Le proposte regionali nel campo energetico

Antonio Colombo, Regione Umbria

Conclude: Gianni Piatti, Sottosegretario Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (invitato)

I SEMINARI

VENERDÌ 12 OTTOBRE, ORE 15.00 ­ 18.00 CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

Resistenza alla distruzione dell'ambiente e gestione dei conflitti ambientali

Parleremo dei conflitti ambientali, cioè dei conflitti che nascono intorno alla gestione dei rifiuti, degli imp! ianti per la produzione di energie, delle grandi opere per la mobilità e nell'edilizia. Da qualche tempo sembra essere in atto una campagna per fare di tutta l'erba di questi movimenti più vari un fascio di resistenza - perlopiù irrazionale - alla modernizzazione del paese. I luddisti della nostra epoca. Come motivazione prevalente viene ipotizzato il desiderio di proteggere il proprio spazio vitale senza riguardo per il bene comune. Ha assunto una certa notorietà il vecchio acronimo NIMBY ­ Not in my backyard - per denunciare en bloc questi movimenti.

Coordina

Peter Kammerer, Università di Urbino

Intervengono

Alessandro Bratti, Direttore generale ARPA Emilia Romagna

Giorgio Osti, Sociologo ambientale, Università di Trieste

Guido Viale, Saggista ed economista

Alberto Magnaghi, Presidente Associazi one Rete Nuovo Municipio

SABATO 13 OTTOBRE, 9.30 ­ 13.00 CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

Dalla conversione ecologica allo sviluppo sostenibile (e ritorno)

Nasceva 100 anni fa Rachel Carson che con la sua "Primavera silenziosa" ha dato nel 1962 l'impulso per il movimento ecologico moderno. Al tempo la visione, non tanto della Carson ma di grandi parti del movimento in nascita, era radicale, l'unica via d'uscita era una nuova società ecologica. Venti anni fa abbiamo cominciato a lavorare sulla "conversione ecologica dell'economia e della società" presentando dal 1988 esperienze e soluzioni con l'idea di fare della Fiera delle Utopie Concrete una vetrina che contribuirà a diffondere questi esempi tra quelli di "buona volontà ecologica". Il concetto della "conversione ecologica" lascia aperta la questione di come dobbiamo immaginarci la trasformazione della società. Potrà av! venire gradualmente, ma anche con salti qualitativi. Il libro di Hawken e Lovins, Capitalismo naturale, segna il punto alto di una visione di modernizzazione ecologica che usa le forze creative del mercato e le strutture di un capitalismo verde per creare un moderno rapporto uomo-natura capace di futuro.

Coordina

Mario Agostinelli, Consiglio regionale Lombardia

Intervengono

Ugo Biggeri, Presidente Fondazione Banca Etica

Daniela Guerra, Capogruppo Verdi, Consiglio regionale Emilia-Romagna

Giorgio Nebbia, Professore emerito, Facoltà di Economia, Università di Bari

Gianfranco Bologna, Segretario aggiunto per gli affari scientifico-culturali WWF Italia

Per ulteriori informazioni

Fiera delle Utopie Concrete

Via G. Marconi, 8 € 06012 Città di Castello

Tel./fax 0758 554 321

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.utopieconcrete.it/

Ogni anno sono decine le morti per avvelenamento in tutta la provincia Pistoia, contando solo i casi regolarmente denunciati che sembrano essere purtroppo la minima parte: circa 40 che si stimano rappresentare non più del 20 per cento del totale dei casi reali.

Appare evidente da questa strage che i bocconi avvelenati vengono disseminati su tutto il territorio mettendo in pericolo gli animali domestici, la fauna selvatica e in qualche caso, se posti vicino ai centri abitati, anche i bambini. I motivi possono essere diversi, in parte riconducibili al persistere di una certa subcultura venatoria della “lotta ai nocivi”, che dopo i ripopolamenti prevede una vera e propria persecuzione nei confronti di qualsiasi tipo di predatore, in parte legati ad interessi di singoli o a liti di vicinato.

Di fronte a questa insostenibile situazione, che è innegabilmente difficile da controllare, non sembra che gli Enti e i soggetti competenti facciano fino in fondo il proprio dovere, ed in particolare rischia di rimanere in gran parte inapplicata la Legge Regionale 39/2001 che contiene le "Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate".

La legge prevederebbe che a seguito di accertamenti di violazioni del divieto, effettuati dagli organi di vigilanza competenti, ovvero sulla base delle denunce o segnalazioni degli interessati o dei Medici veterinari, anche nel caso in cui non vengano individuati i responsabili degli illeciti, il Comune attivi con procedura d’urgenza, in collaborazione con l’Azienda Unità Sanitaria Locale competente per la zona e la Polizia Provinciale, adeguate attività di bonifica dell’area colpita.

Qualora nell’ambito delle attività di bonifica siano rinvenute altre esche avvelenate, ovvero nel mese successivo al primo episodio si verifichino nello stesso areale uno o più ulteriori episodi di avvelenamento o di rinvenimento di esche, la Provincia, su richiesta del Comune territorialmente competente, dovrebbe disporre con urgenza la delimitazione dell’area perimetrale o dei punti di accesso, a seconda dell’estensione e morfologia della zona con avvisi segnalanti il pericolo.

Nel 2004, nonostante i vari casi segnalati a Cecina di Larciano, non risulta che Provincia, USL e Comuni competenti (Larciano e Serravalle Pistoiese) abbiano attivato le azioni di bonifica del territorio previste dalla legge, e non si è assolutamente provveduto alla tabellazione del territorio con cartelli di pericolo: fatto inspiegabile, dato che entrambi gli interventi sono evidentemente indispensabili al fine di limitare per quanto possibile il rischio di altri casi di avvelenamento.

Un discorso a parte va fatto per i Medici veterinari, ai quali la legge affida compiti importantissimi: il Medico veterinario che nell’esercizio delle sue funzioni venga a conoscenza di un caso di avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica, confermato da analisi strumentali ovvero semplicemente sospetto sulla base dei dati clinici, è infatti tenuto a darne comunicazione, entro 24 ore, alla Polizia provinciale e al Comune di competenza mediante una apposita scheda.

Nel caso dei cani avvelenati in questi giorni a Cecina il veterinario di Larciano ha fatto con coscienza il proprio dovere, ma dal numero esiguo delle segnalazioni ufficiali appare evidente che in molti casi la denuncia non viene inoltrata, anche se la legge prevederebbe sanzioni amministrative e in caso di reiterazione dell'omissione anche la segnalazione all’Ordine dei Medici Veterinari competente per zona per eventuali provvedimenti disciplinari.

Tutto ciò non può far dimenticare i veri colpevoli, quei barbari criminali che per contorti interessi o per oscuri motivi causano immani sofferenze agli animali selvatici, agli animali domestici ed ai loro proprietari, ma certamente un'azione più decisa di sensibilizzazione, prevenzione e repressione potrebbe portare maggiori risultati.

Chiediamo pertanto che la Provincia, i Comuni competenti e l’Azienda Sanitaria Locale si attivino immediatamente per dare corso agli interventi previsti dalla legge, ed in particolare che, dove i casi di avvelenamento si ripetono nel tempo (come a Cecina di Larciano, ma non solo), si provveda immediatamente alla bonifica dell’area colpita e alla tabellazione con cartelli di pericolo appositamente predisposti, incentivando al massimo anche l’opera degli organi di vigilanza per arrivare all’individuazione dei responsabili.

Andrea Pacini – Presidente dei Verdi Provincia di Pistoia

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