Ogni anno sono decine le morti per avvelenamento in tutta la provincia Pistoia, contando solo i casi regolarmente denunciati che sembrano essere purtroppo la minima parte: circa 40 che si stimano rappresentare non più del 20 per cento del totale dei casi reali.

Appare evidente da questa strage che i bocconi avvelenati vengono disseminati su tutto il territorio mettendo in pericolo gli animali domestici, la fauna selvatica e in qualche caso, se posti vicino ai centri abitati, anche i bambini. I motivi possono essere diversi, in parte riconducibili al persistere di una certa subcultura venatoria della “lotta ai nocivi”, che dopo i ripopolamenti prevede una vera e propria persecuzione nei confronti di qualsiasi tipo di predatore, in parte legati ad interessi di singoli o a liti di vicinato.

Di fronte a questa insostenibile situazione, che è innegabilmente difficile da controllare, non sembra che gli Enti e i soggetti competenti facciano fino in fondo il proprio dovere, ed in particolare rischia di rimanere in gran parte inapplicata la Legge Regionale 39/2001 che contiene le "Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate".

La legge prevederebbe che a seguito di accertamenti di violazioni del divieto, effettuati dagli organi di vigilanza competenti, ovvero sulla base delle denunce o segnalazioni degli interessati o dei Medici veterinari, anche nel caso in cui non vengano individuati i responsabili degli illeciti, il Comune attivi con procedura d’urgenza, in collaborazione con l’Azienda Unità Sanitaria Locale competente per la zona e la Polizia Provinciale, adeguate attività di bonifica dell’area colpita.

Qualora nell’ambito delle attività di bonifica siano rinvenute altre esche avvelenate, ovvero nel mese successivo al primo episodio si verifichino nello stesso areale uno o più ulteriori episodi di avvelenamento o di rinvenimento di esche, la Provincia, su richiesta del Comune territorialmente competente, dovrebbe disporre con urgenza la delimitazione dell’area perimetrale o dei punti di accesso, a seconda dell’estensione e morfologia della zona con avvisi segnalanti il pericolo.

Nel 2004, nonostante i vari casi segnalati a Cecina di Larciano, non risulta che Provincia, USL e Comuni competenti (Larciano e Serravalle Pistoiese) abbiano attivato le azioni di bonifica del territorio previste dalla legge, e non si è assolutamente provveduto alla tabellazione del territorio con cartelli di pericolo: fatto inspiegabile, dato che entrambi gli interventi sono evidentemente indispensabili al fine di limitare per quanto possibile il rischio di altri casi di avvelenamento.

Un discorso a parte va fatto per i Medici veterinari, ai quali la legge affida compiti importantissimi: il Medico veterinario che nell’esercizio delle sue funzioni venga a conoscenza di un caso di avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica, confermato da analisi strumentali ovvero semplicemente sospetto sulla base dei dati clinici, è infatti tenuto a darne comunicazione, entro 24 ore, alla Polizia provinciale e al Comune di competenza mediante una apposita scheda.

Nel caso dei cani avvelenati in questi giorni a Cecina il veterinario di Larciano ha fatto con coscienza il proprio dovere, ma dal numero esiguo delle segnalazioni ufficiali appare evidente che in molti casi la denuncia non viene inoltrata, anche se la legge prevederebbe sanzioni amministrative e in caso di reiterazione dell'omissione anche la segnalazione all’Ordine dei Medici Veterinari competente per zona per eventuali provvedimenti disciplinari.

Tutto ciò non può far dimenticare i veri colpevoli, quei barbari criminali che per contorti interessi o per oscuri motivi causano immani sofferenze agli animali selvatici, agli animali domestici ed ai loro proprietari, ma certamente un'azione più decisa di sensibilizzazione, prevenzione e repressione potrebbe portare maggiori risultati.

Chiediamo pertanto che la Provincia, i Comuni competenti e l’Azienda Sanitaria Locale si attivino immediatamente per dare corso agli interventi previsti dalla legge, ed in particolare che, dove i casi di avvelenamento si ripetono nel tempo (come a Cecina di Larciano, ma non solo), si provveda immediatamente alla bonifica dell’area colpita e alla tabellazione con cartelli di pericolo appositamente predisposti, incentivando al massimo anche l’opera degli organi di vigilanza per arrivare all’individuazione dei responsabili.

Andrea Pacini – Presidente dei Verdi Provincia di Pistoia

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