di Maurizio Ricci

Tempo pazzo nel 2007, si sarebbe detto una volta, con un sorriso. Adesso, nessuno ha più voglia di sorridere quando si parla di clima. L'idea che il riscaldamento globale possa modificare profondamente il panorama climatico cui siamo abituati, e con esso il nostro modo di vita, sta diventando un incubo, alimentato, giorno dopo giorno, dall'accumularsi di prove di un meteo impazzito. Ogni anno, infatti, porta storicamente con sé la sua quota di inondazioni, alluvioni, vampate di calore, disastri meteorologici assortiti, spesso con decine di vittime. Quello che sta cambiando è la loro frequenza e la loro distribuzione geografica.

Nelle zone che, a scuola, ci hanno insegnato a chiamare "temperate", muta il regime delle piogge e si ripetono le inondazioni, mentre le ondate di calore si allungano e i giorni torridi si moltiplicano.

Quest'anno non c'è stata una lunga estate calda, di intensità paragonabile a quella del 2003. Ma, in realtà, è peggio così. Siamo appena oltre la metà dell'anno, ma la World meteorological organization, la branca climatica dell'Onu, può già dire che il record meteorologico del 2007 è quello di avere messo insieme una serie inedita di record. Dalla neve a Buenos Aires ai 33 gradi di Mosca a maggio, mai un anno aveva inanellato, da solo, una serie così lunga di episodi climaticamente fuori norma, "estremi" dicono gli esperti. Tutti insieme, formano uno scenario anomalo, inaspettato e, per questo, inquietante. Perché mostrano che il clima della Terra sta uscendo dai binari conosciuti e entrando in una zona di sbalzi e variazioni violente e imprevedibili. Esattamente quello che i modelli matematici indicano come risultato dell'effetto serra e del riscaldamento globale.

Cominciamo dalle temperature. Sapevamo già che, dei 12 anni più caldi mai registrati, 11 sono quelli fra il 1995 e il 2006. Il 2007 rischia di batterli tutti. Da quando si è cominciato a prendere nota delle temperature a livello mondiale, cioè dal 1880, non c'è mai stato un gennaio così caldo come quello di quest'anno: 1,89 gradi più della media degli anni precedenti. Ma questo a livello mondiale. In Olanda, la temperatura è risultata di 2,8 gradi più alta della media storica, in Germania di 4,6 gradi. Niente cappotto, bastava l'impermeabile. E, ad aprile, la sola giacca: la temperatura è stata di 1,37 gradi sopra la media, nel mondo. Ma, in Europa, anche di 4 gradi. Il piacevole tepore di aprile si è, però, subito trasformato in insopportabile afa. A maggio, una prima ondata di calore ha investito la Russia, portando il termometro a 32,9 gradi, il livello più alto, per maggio, dal 1891. Contemporaneamente, in India si superavano i 45-50 gradi. Una seconda e una terza ondata di calore hanno colpito l'Europa sud-occidentale in giugno e in luglio, con temperature sopra i 40 gradi e oltre i 45, il 23 luglio, in Bulgaria.

Agli antipodi, intanto, si registrava il record opposto, quello dell'inverno più freddo. Temperature di meno 20 in Argentina e in Cile, con l'improvvisata della neve a Buenos Aires. E anche a Johannesburg, dall'altra parte dell'Atlantico, in Sudafrica, per la prima volta dal 1981.

Anche se, al primo colpo, una persona normale non lo direbbe, più caldo vuol dire più pioggia. Con il caldo aumenta l'evaporazione, quindi le nuvole, quindi le precipitazioni. L'aumento delle temperature nell'emisfero Nord ha così prodotto un record di inondazioni. A metà gennaio, l'Europa settentrionale è stata investita da una gigantesca tempesta, con venti a 170 chilometri l'ora e una cinquantina di morti. Fra maggio e giugno, l'Inghilterra ha sperimentato la primavera più carica di pioggia dalle prime rilevazioni del 1766. In due occasioni, il 24 giugno e il 20 luglio, è caduto più di un metro d'acqua nel giro di 24 ore, inondando città e campagne. Anche in Germania, maggio ha battuto il record della pioggia, mentre un diluvio di proporzioni mai viste ha inondato la Cina meridionale a giugno. L'Uruguay ha avuto la sua alluvione a maggio.

Gli uragani stanno facendo capolino in aree che non li avevano mai conosciuti. Il Mediterraneo non è mai stato attaccato da fenomeni temibili, come l'uragano Katrina che, nel 2005, distrusse New Orleans. I meteorologi cominciano, però, a pensare che l'effetto serra possa creare sul Mediterraneo le condizioni per la formazione di veri e propri cicloni tropicali. Gli hanno trovato anche un nome: "medicanes", medigani, uragani del Mediterraneo. Intanto, comunque, all'inizio di giugno, il golfo Persico ha sperimentato il primo ciclone della sua storia documentata (lo hanno chiamato Gonu), mentre le piogge in Sudan hanno fatto straripare il Nilo. E la cronaca di questi giorni riferisce della forza distruttiva dei monsoni nell'Asia meridionale. I meteorologi annotano un altro record: ci sono state quattro ondate di monsoni, contro le abituali due.

È il bollettino di un anno eccezionale? Purtroppo, no. I record climatici che stiamo vivendo nel 2007 saranno, probabilmente, presto battuti. Gli scienziati dell'Onu prevedono che questi estremi meteorologici, le ondate di calore, le piogge torrenziali "diventeranno via via più frequenti". Il 2007 si inserisce, infatti, in un trend di lungo periodo, che gli studiosi stanno faticosamente tentando di delineare, ma che già ora è possibile attribuire all'effetto serra e all'impatto dell'uomo sul clima. Sull'ultimo numero di Nature, un articolo riferisce che, in questi decenni, l'emisfero Nord è diventato più umido, come anche le regioni subito a sud dell'Equatore. Immediatamente, a nord dell'Equatore, invece, il clima è diventato più secco, con conseguenze drammatiche per la desertificazione di zone come il Sahel in Africa. Gli autori dell'articolo dicono che i modelli matematici non giustificano l'ampiezza di questi mutamenti e ne attribuiscono, quindi, in larga misura la causa ai risultati dell'attività umana.

Insomma, la prossima volta che il termometro arriva a 40 gradi sappiamo con chi prendercela. Perché succederà presto. Un altro studio, questa volta sul Journal of Geophysical Research, avverte che l'Europa si deve preparare ad estati sempre più calde. Nel 1880, i giorni d'estate definibili come roventi (cioè, in cui la temperatura era più alta del 95 per cento degli altri giorni, fra giugno ed agosto) erano il 2,8 per cento del totale. Adesso, siamo oltre il 7 per cento, quasi tre volte più frequenti. E le ondate di calore (cioè una serie di giorni roventi) sono più lunghe. Nel 1880, si esaurivano in un giorno e mezzo. Adesso, arrivano in media a tre giornate intere, il doppio. A fine secolo, l'Europa centro-occidentale potrebbe avere ondate di calore insopportabile, lunghe fino a dieci giorni.

 

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