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Clima, rapporto IPCC: ultima chiamata per la Terra

Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu (Ipcc) ha pubblicato la sintesi finale del suo sesto rapporto. Questo documento di una quarantina di pagine può essere considerato l’ultimo avviso della comunità scientifica. Contenere il riscaldamento globale entro parametri ragionevoli (+1.5°C di aumento della temperatura) è ancora possibile, ma servono tagli profondi e immediati alle emissioni di gas serra.

  • È stata pubblicata la sintesi finale del sesto rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) dell’Onu. Può essere considerato l’ultimo avviso della comunità scientifica alla politica. 
  • L’aumento di temperatura di 1.5°C rischia di essere superato all’inizio del prossimo decennio. Da lì in poi saremmo in territorio non mappato, con la crisi climatica che supererà qualsiasi capacità di adattamento a essa. 
  • Il rapporto contiene anche un messaggio di speranza: la tecnologia esiste, i costi sono crollati, la transizione può ancora avvenire in tempo. Il punto è non cosa fare, ma la velocità e il ritmo della trasformazione. Per arrivarci le risorse messe in campo dovranno (almeno) triplicare. 
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Esce l’atteso rapporto sul clima dell’IPCC, migliaia di scienziati avvertono: “Non c’è più tempo”.

Dopo nove anni, l’IPCC (il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) delle Nazioni Unite ha presentato un nuovo rapporto sul riscaldamento globale. Si tratta di un documento di grande importanza perché firmato da migliaia di scienziati provenienti da 195 Paesi. 

Nel nuovo rapporto si conferma che sono le emissioni di gas serra di origine umana alimentate dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili che stanno provocando il caos sul pianeta. Ma si scrive anche che possiamo invertire la rotta: frenare e mitigare l’emergenza climatica in atto. 

E’ possibile, ma dobbiamo agire ora, questo è il decennio decisivo, poi sarà troppo tardi e più avanza il riscaldamento più sarà difficile intervenire. E’ imperativo smettere subito di usare i combustibili fossiliavviare e finanziare politiche di adattamento, soprattutto per le aree più vulnerabili. E dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030, mantenendo vivo il target di Parigi di +1,5 gradi

Si può fare, ma “nonostante i progressi ci sono lacune nelle misure di adattamento che agli attuali tassi di attuazione aumenteranno”. Mentre restano “divari tra le emissioni previste dalle politiche in atto e gli impegni assunti a livello nazionale”. 

Il lavoro conclude la pubblicazione del Sesto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici (AR6) del Gruppo di studio delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici.    

Ci sono opzioni “multiple, fattibili ed efficaci” per ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici “e sono disponibili ora”. Ma “è essenziale un’azione accelerata per l’adattamento in questo decennio per colmare il divario tra l’esistente e ciò che è necessario“, avverte l’IPCC.     

Un indirizzo per i governi e una gestazione difficile

Il report dell’IPCC non è solo un documento scientifico, ma ha infatti ha contenuto politico di indirizzo, perché è stato revisionato ed approvato dai delegati di tutti i 195 Stati membri.

Esiste un conflitto tra il gruppo dei Paesi più ricchi (tra cui l’Italia) – che sono coloro che hanno di fatto creato la crisi climatica con le loro emissioni di CO2 – e i Paesi più poveri che pagano le conseguenze di quanto sta accadendo al clima, ma che sono anche quelli che necessitano di uno sviluppo industriale su larga scala. Due orientamenti che si sono infatti scontrati sulla parte del documento che riguarda le azioni da mettere in campo per cambiare rotta.

Per mantenere il riscaldamento entro +1,5 gradi sopra il periodo preindustriale sono necessarie “riduzioni profonde, rapide e durature” delle emissioni di gas a effetto serra in tutti i settori. “Dovrebbero diminuire già ora e essere ridotte della metà entro il 2030, verso lo zero nel 2050“. Nello specifico le emissioni di CO2 vanno tagliate mediamente rispetto ai livelli del 2019 del 48% nel 2030, del 65% nel 2035, dell’80% nel 2040. E del 99% nel 2050. (43% 60% 69% 84% le percentuali di riduzione necessarie per i gas serra nel loro complesso).    

“Lo sviluppo resiliente al clima, però, diventa progressivamente più impegnativo con ogni incremento del riscaldamento”. Dunque “le scelte che faremo nei prossimi anni giocheranno un ruolo fondamentale nel decidere il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno”

Guterres: “Umanità in bilico, disinnescare una bomba a orologeria”

“L’umanità è in bilico su un sottile strato di ghiaccio, che si sta sciogliendo velocemente”. È il monito che arriva dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in occasione del lancio del rapporto.

Secondo i dati emersi “gli esseri umani sono responsabili di quasi tutto il riscaldamento globale degli ultimi 200 anni. Il tasso di aumento della temperatura nell’ultimo mezzo secolo è il più alto degli ultimi 2000 anni. Le concentrazioni di anidride carbonica sono al massimo da almeno due milioni di anni. La bomba climatica scandisce i secondi. Ma il rapporto Ipcc di oggi è una guida pratica per disinnescare la bomba a orologeria climatica. È una guida di sopravvivenza per l’umanità.

Come il rapporto mostra, il limite di 1,5 gradi è realizzabile”, afferma Guterres. Avvertendo però che “ci vorrà un salto di qualità nell’azione per il clima”. Il rapporto dunque è innanzitutto “un appello ad accelerare in modo massiccio gli sforzi per il clima di ogni paese, ogni settore e in ogni periodo di tempo. In breve, il nostro mondo ha bisogno di un’azione per il clima su tutti i fronti: tutto, ovunque, subito“.

“Chiedo agli amministratori delegati di tutte le compagnie petrolifere e del gas di essere parte della soluzione, presentando piani di transizione credibili, completi e dettagliati. In linea con le raccomandazioni del nostro gruppo di esperti ad alto livello sugli impegni net zero”. 

Questi piani “devono chiaramente dettagliare gli effettivi tagli alle emissioni per il 2025 e il 2030 e gli sforzi per cambiare i modelli industriali per eliminare gradualmente i combustibili fossili e aumentare le energie rinnovabili”. Spiega Guterres.

FONTI: RAI newsDomani

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Redazione

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